SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Continua la guerra di parole tra San Benedetto ed Ascoli in merito alla polemica sul taglio dei costi da destinare ai ‘gettoni di presenza’ dei consiglieri comunali. E così, all’indomani delle critiche mosse dal consigliere comunale ascolano del Pdl Mirko Petracci (vedi Picenoggi.it) alla Presidente del Consiglio sambenedettese Giulietta Capriotti, quest’ultima non ha esitato a sua volta a ribattere stizzita: “Credo che i lettori si siano fatti un’idea precisa dello spessore dell’intervento dal consigliere di Ascoli Petracci. La giovane età dell’autore, lungi dal costituire un’attenuante, rende ancor più sconfortante lo spettacolo di un amministratore pubblico pronto ad utilizzare banalità e luoghi comuni di una politica che sa di vecchio pur di raccattare qualche consenso”.

“Voglio però utilizzare quest’occasione – prosegue – per ribadire un concetto: proprio perché amministrare la cosa pubblica è un impegno di assoluta nobiltà, vitale per la qualità di vita delle persone, la scelta del Governo di destra di tagliare i già simbolici compensi nelle amministrazioni locali è solo un esercizio di demagogia volto a parlare alla pancia”dell’elettorato (esattamente quello che ha fatto, in piccolo, il signor Petracci) per nascondere i veri scandali della casta, leggasi compensi e benefit vari dei parlamentari e dell’alta burocrazia statale e parastatale. Se il consigliere Petracci pensa che 90 euro lordi a seduta per studiarsi faldoni di pratiche, affrontare tematiche che richiedono competenze da avvocati o ingegneri, partecipare a riunioni, audizioni, confronti con la gente siano un succedaneo di un posto di lavoro, e non il minimo riconoscimento per chi dedica ore, giornate a quella che è, e resterà sempre, una passione,  faccia pure”.

Conclude la Capriotti: “Abbia allora il coraggio di dire che sono troppi anche 2 mila euro al mese per fare il sindaco di  una città di 50 mila abitanti, essere il capo e il rappresentante legale di un’azienda come il Comune con 80 milioni di bilancio da gestire e 350 dipendenti. Per quanto mi riguarda, faccio politica da sempre, ho cercato con non poche difficoltà di conciliare questo impegno con il ruolo di lavoratrice, moglie e madre, non mi spaventa certo la prospettiva di continuare ad impegnarmi per gli altri gratuitamente, ma non accetto che passi il messaggio che fare l’amministratore locale è un compito di nessun valore e chi lo vuol fare non ha diritto neppure a quello che, ripeto, non è un compenso per un lavoro, ma il riconoscimento quasi simbolico per chi sceglie di dedicare qualche anno della propria vita ai problemi della propria comunità”.

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