SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Il Comune sostiene di vantare un credito di oltre 700mila euro verso l’Impresa edile Falcicchio di Bari, impegnata nei lavori di costruzione del Palacongressi negli anni ’90. La ditta, invece, tramite la curatela fallimentare, chiede invece al Comune di pagare dei presunti danni subiti, per dodici miliardi di lire (sei milioni di euro).
Cause, controcause, lodi arbitrali: e intanto il Comune ha già pagato circa centomila euro di spese legali. Cose che succedono, in Italia.
Di questa singolare storia, si è parlato lunedì sera in consiglio comunale, grazie all’interrogazione presentata dal consigliere comunale del Pdl Luca Vignoli e alla risposta fornita dall’assessore Sestri, che ripercorre il travagliato iter e rende conto delle spese legali sostenute dalle casse pubbliche sambenedettesi finora. “Credo che abbiamo le carte in regola per trovare soddisfazione”, ha dichiarato Sestri all’assise.
LA PRIMA CAUSA In base alla relazione dell’avvocato del Comune Luigi Romanucci, sono pendenti due procedimenti giudiziari nella complessa vicenda. Il primo, è pendente al tribunale fallimentare di Bari ed è relativo al fallimento della ditta Falcicchio. Il Comune nell’ambito di questo procedimento chiede 769.453 euro di risarcimento danni alla ditta, sostenendo che questa avrebbe compiuto delle inadempienze contrattuali. L’importo è stato proposto al giudice da parte del consulente tecnico d’ufficio nominato dal tribunale di Ascoli Piceno, che era competente sulla vicenda prima del fallimento della ditta. Qualora il giudice ritenesse esaustiva la relazione del consulente, il credito del Comune dovrebbe essere considerato al chirografo, cioè non privilegiato. In parole povere, qualora ve ne fossero le motivazioni giudiziarie, sarà ben difficile per il Comune incassare l’intera cifra.
LA SECONDA CAUSA Pende al tribunale di Ascoli e riguarda la domanda riconvenzionale proposta dall’Impresa Falcicchio, fatta propria dalla curatela fallimentare. La ditta, in sostanza, chiede un cospicuo risarcimento di danni al Comune, sostenendo di aver incontrato durante l’esecuzione dei lavori al PalaCongressi degli oneri maggiori rispetto a quelli previsti inizialmente. I danni richiesti non sono bruscolini, ammontano a quasi tredici miliardi di lire, circa sette milioni di euro. Il Comune come prevedibile sostiene l’infondatezza della richiesta, sia nel merito sia nella forma, in quanto da parte dell’azienda sarebbero mancate le tempestive “riserve” da formulare nel corso dei lavori.
TANTI SOLDI SPESI PER AVVOCATI E CONSULENTI L’assessore Sestri, rispondendo alle sacrosante domande di Vignoli, ha quantificato le spese legali sostenute finora. Ecco l’elenco: cinque milioni di lire nel 1998 all’avvocato Romanucci per la consulenza nella fase di risoluzione del contratto con la ditta; due milioni e mezzo di lire, nel 1998, corrisposti a Romanucci a titolo di fondo spese nella causa per il risarcimento danni intentata dal Comune; seimila euro corrisposti a Romanucci nel 2006 per il ricorso relativo al fallimento della Falcicchio; 52mila euro, fra 2007 e 2009, sempre a Romanucci, nell’ambito del procedimento arbitrale promosso dalla curatela fallimentare (parcella cospicua dato che le somme in ballo fra ditta e Comune sono ugualmente alte).

E poi, ci sono 49mila euro spese nel 2008 come corrispettivo al collegio arbitrale, che poi nel 2008 si è dichiarato incompetente a decidere della controversia, stabilendo che le spese fossero poste a carico di entrambe le parti (50% ciascuna).
Ah, le spese non sono finite. Nel 1998 e nel 2002, sono stati corrisposti rispettivamente dieci milioni di lire e settemila euro all’ingegnere Antonio Raffaeli, consulente di parte nominato dal Comune.

Insomma, di soldi pubblici ne sono usciti tanti, finora, per questa storia. L’esito? Ancora ignoto, probabilmente ancora di là da venire.
Chi trova un amico, trova un tesoro, si dice. Chi trova un contenzioso, in questa Italia, trova anch’egli un tesoro. Di spese da anticipare, comunque vada.

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