ROMA – Gratis è la parola chiave per molti clienti della Rete. Facebook, Twitter, LinkedIn, per citare solo i più diffusi, fondano il loro enorme successo sul libero accesso da parte degli utenti alle risorse. Questo è stato uno degli argomenti trattati durante il congresso di Namex (Nautilus Mediterranean Exchange Points), uno dei punti di interscambio del traffico Internet in Italia, che si è tenuto a Roma il 21 marzo 2011.

Il fatto dunque che una società come Facebook abbia in pochissimi anni occupato in modo sempre crescente le infrastrutture di trasporto dei dati sulla rete passando da uno 0,5% nel 2008 al 25% a fine 2010 del traffico totale, la dice lunga sulla capacità attrattiva che i social network esercitano sui navigatori.

Il ritorno in termini prettamente economici di queste società è enorme. Si stima che oggi Facebook valga 41 miliardi di dollari, più di eBay. LinkedIn, che conta 90 milioni di iscritti circa con un ritmo di crescita stimato in 3 milioni di utente al mese, dovrebbe valere ad oggi circa 3 miliardi di dollari. Cifre astronomiche per chi è partito da zero.

Dall’altra parte i gestori della rete che forniscono l’accesso, pensiamo ad esempio agli Internet service provider (Isp) che erogano il servizio adsl, nel corso degli ultimi anni si sono visti saturare i collegamenti ad Internet, pur avendo mantenuto invariato il costo per l’utente o, in alcuni casi, avendolo abbassato. Cioè, quello che sta succedendo è che un semplice servizio di trasporto fornito ad un determinato prezzo per una certa velocità concordata, viene sovra-utilizzato rispetto alle stime effettuate in fase di progettazione.

Il parallelo che è possibile fare per maggiore chiarezza è quello con il trasporto ferroviario. Poniamo il caso che il gestore della rete ferroviaria affitti le rotaie alle aziende di trasporto, quelle per intendersi che hanno i treni e che queste ultime, visto il costo di affitto richiesto dal proprietario delle rotaie, stabiliscano di conseguenza le tariffe per i viaggiatori a seconda delle distanze da coprire e delle tempistiche di percorrenza.

Ora, si ipotizzi che tra la stazione X e la stazione Y venga aperta, per servire una nuova attività commerciale, una nuova stazione, la stazione I e che, nel giro di pochi anni, diventi la destinazione più affollata dagli utenti. Non solo diventa la destinazione più richiesta dai viaggiatori abituali, ma è in grado di attrarne di nuovi non previsti, tanti, milioni. Si capisce come gli oneri di chi gestisce l’infrastruttura delle rotaie e di chi appronta i vagoni e gestisce le corse, crescano in modo vertiginoso. Cioè vengono richiesti fortissimi investimenti a fronte di un ricavo che non aumenta in modo proporzionale.

Dall’altra parte i ricavi dell’attività commerciale a ridosso della stazione I aumentano a dismisura. Dunque ecco cosa sta succedendo: i gestori delle rotaie e dei convogli chiedono a quell’attività commerciale di contribuire all’espansione delle loro infrastrutture. Tornando alla rete Internet, alcuni Isp (tra i quali Telecom Italia tanto per citarne uno) stanno tentando di chiedere ai big dei social network una percentuale dei guadagni che questi ultimi ottengono grazie agli utenti che vengono veicolati attraverso la loro rete.

Si può condividere o no, ma la sintesi delle posizioni è questa. Ci sono alternative? Sì, qualcuna. Una l’abbiamo già esposta in precedenza: si tratta della possibilità di limitare la banda degli utenti per determinati servizi, attività che ciascun Isp può tecnicamente effettuare autonomamente. Ma abbiamo già avvertito di come, così facendo, si possa andare in contro a forti problematiche circa la neutralità della Rete.

Altra possibilità è quella di delocalizzare i contenuti, cioè, se è oneroso trasportare gli utenti verso i contenuti, avviciniamo il più possibile i contenuti agli utenti. La pratica è molto diffusa in tutto il mondo e, anche in Italia, sta cominciando a svilupparsi. Dove? I punti di interscambio sono il luogo migliore per l’installazione dei dispositivi in grado di mantenere le copie dei dati. Questo perché in quelle strutture come Namex e Mix (i maggiori in Italia) sono o dovrebbero essere presenti tutti gli operatori di Internet a livello nazionale e internazionale.

In questo modo si darebbe agli utenti adsl la possibilità di raggiungere moltissimi contenuti in modo veloce ed efficiente in quanto essi si troverebbero già in Italia (a Roma o a Milano) e, allo stesso tempo, di conseguenza, si scaricherebbero i collegamenti internazionali degli operatori. Tra i nomi che a livello mondiale gestiscono i contenuti dei più frequentati siti web (tra i quali quelli dei social network ovviamente) ci sono Akamai, Limelight, Level3, At&t, Cachefly, Panther express, Mirror image.

In Italia molto c’è ancora da fare su questo fronte, cioè quello del decentramento dei dati. Basti pensare al fatto che, tra i grandi che mettono a disposizione i contenuti, ci sono soltanto Google (a Milano presso il Mix e da poco anche a Roma presso il Namex) e Akamai (solo al Namex).

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