SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Sabato mattina: la nave da pesca oceanica Genevieve, oggi dismessa e attraccata in banchina, ha rischiato di affondare dopo aver imbarcato acqua a bordo.

Intorno alle nove del 19 marzo, dunque, Vigili del Fuoco e Capitaneria di Porto sono stati allertati perchè la nave Genevieve rischiava da affondare, nel suo attracco presso la banchina all’inizio del molo nord.
Tramite delle pompe idrovore è stata tirata fuori l’acqua che stava invadendo la stiva del glorioso peschereccio, protagonista di “mille battaglie” nella pesca oceanica ed oggi ultimo testimone del periodo glorioso in cui la marineria sambenedettese sfidava le marinerie più agguerrite nelle battute di pesca nell’Atlantico africano.
Le operazioni di Vigili del Fuoco e Capitaneria hanno permesso di far tornare il natante in condizioni normali di galleggiamento.
Ancora da stabilire l’esatta causa di quanto avvenuto. Lo scafo non versa certo in condizioni di splendore, è arrugginito e molto vecchio, logoro. Tuttavia potrebbe non essersi trattato di una falla, secondo alcune testimonianze raccolte al porto, quanto invece del mancato funzionamento della “presa a mare”. Un danno provocato dalla mancanza di manutenzione, comunque. Questa la teoria predominante.

L’affondamento completo sarebbe stato del resto tecnicamente impossibile, data la scarsa profondità del fondale e la grossa stazza del peschereccio. Ma comunque un inabissamento anche parziale sarebbe stato un danno ancor maggiore rispetto a quanto avvenuto.
La Genevieve nel 2006 fu protagonista di un episodio che causò non poche apprensioni. Assieme ad altri pescherecci italiani, trascorse settimane in stato di fermo obbligato nel porto della capitale della Guinea Bissau, per via di contestazioni mosse dalle autorità locali secondo le quali aveva pescato nella zona economica esclusiva di Bissau e aveva praticato attività di pesca “accessoria” non consentita.
Nel 2007 il peschereccio venne ceduto dagli armatori Giulio Marchegiani e Francesco Mosca alla Provincia di Ascoli, allora guidata da Massimo Rossi, per una cifra che secondo l’attuale assessore provinciale Filippo Olivieri era vicina agli 800mila euro.

Nel corso della giornata, invece, abbiamo appreso che la Provincia non sborsò un euro per la nave, che invece venne acquisita gratuitamente il 29 marzo 2007 con atto notarile di cessione dagli armatori Giulio Marchegiani e Francesco Mosca, i quali erano già stati finanziati con fondi europei per la cessazione delle attività della nave.

E abbiamo rintracciato nell’archivio del sito web della Provincia il comunicato ufficiale del 2007 che conferma quest’ultima versione. (clicca qui per il link, troverai anche le specifiche tecniche del peschereccio)

L’intento della Provincia, ad ogni modo, era quello di realizzarvi una nave scuola per le professioni del mare.
Non se ne è fatto nulla, di quel progetto, finora. Costi troppo alti per la manutenzione, Provincia e Comune decisero di non potere sostenerli. Ne abbiamo parlato con l’assessore allo Sport Filippo Olivieri, presente sabato mattina al porto intorno alle 11 a fare le veci del presidente Piero Celani e dell’assessore con delega al Porto Bruno Gabrielli, occupato da un impegno elettorale della sua corsa a sindaco della città.
Secondo Olivieri, la Provincia poi immaginò un altro destino per la Genevieve, pensandola come veicolo di immagine del territorio e della sua vocazione marinara. Si parlò pure di museo galleggiante. Ma anche qui, i costi troppo alti e l’imposizione ministeriale di non farla navigare fuori dalle acque territoriali bloccò tutto.
Ora, anche i costi per la rottamazione sono ingenti. Secondo Olivieri, solo per rimorchiare il peschereccio fino a Ortona (ai fini della rottamazione) servirebbero circa 300mila euro. Per farla funzionare come nave scuola, ne servirebbero 800mila. La Provincia potrebbe cercare l’appoggio di qualche privato, che potrebbe trovare convenienza dagli incentivi statali alla rottamazione.

Si levano grida di scandalo per il destino di questo ultimo esemplare della pesca oceanica. Sulla banchina, abbiamo raccolto i commenti dello storico Giuseppe Merlini e del presidente della locale sezione della Lega Navale Luigi Anelli, che deprecano la possibile perdita di un cimelio storico. Fatto, purtroppo, già avvenuto in passato con l’ultimo esemplare di paranza in legno, andata a fuoco nel deposito in cui si trovava presso il molo sud.
Interpellato sulla vicenda, il sindaco Giovanni Gaspari pare rassegnato: “Nel 2007 la Provincia ci chiese di partecipare all’acquisto, ma dicemmo di no. Peccato, l’azione della Provincia sarebbe stata più utile se fosse stata agganciata a un progetto concreto, di grande respiro”. E poi la stoccata polemica verso l’assessore provinciale Bruno Gabrielli: “Non faccio proposte, non vorrei invadere le competenze dell’assessore provinciale con delega al porto, da lui aspettiamo azioni concrete visto che si proclama uomo del fare”.

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