dal settimanale Riviera Oggi numero 860 del 28 febbraio 2011

CUPRA MARITTIMA – La storia che questa settimana vi vogliamo raccontare ha inizio in Eritrea, una nazione che ha dovuto essere tollerante delle diversità, aperta com’è stata agli invasori e ai dominatori esterni, area di passaggio degli eserciti, dei viaggiatori, dei mercanti.
In questa terra Medhin e altre donne hanno preferito la parte di protagoniste a quella di spettatrici del loro destino e il fenomeno è stato per lo meno tollerato all’epoca, se non benedetto da chi è stato protetto da loro durante le guerre e Alessandro Lanciotti lo fu veramente…anzi in quelle circostanze pressappoco drammatiche fu nascosto in un rifugio per sfuggire alle violenze della guerra.
Inizia così la storia di due esseri umani diversi culturalmente ma uguali nel modo di amare, diversi nell’educazione ma con gli stessi valori verso la bellezza dell’essere umano. Propensi al dialogo, al rispetto per il diverso, senza quelle imprudenti e diffuse semplificazioni che ci rendono inutilmente distruttivi.
Incontriamo Sandra e Isabella Lanciotti, alle quali domandiamo ciò che ricordano della loro madre Medhin Asrat.
Come mai vostro padre partì per l’Eritrea?

“Probabilmente fu attratto da condizioni di vita e di lavoro giudicate migliori rispetto a quelle in Italia, molti nostri concittadini sono emigrati verso l’Africa nelle colonie italiane della Libia, dell’Etiopia e dell’Eritrea: terre ricche di risorse e in via di sviluppo”.
Ricordate chi partì con vostro padre in quegli anni?
“Ricordo poco e solo dai racconti fatti, sicuramente partirono con lui gli zii Giovanni Battista e Umberto. Alcuni amici venivano a salutare la mamma come il signor Di Monte, Mattia Abbadini, il signor Zaccagnini e altri di cui non ricordo i nomi. Ricordo che prima degli anni trenta ci fu la partenza di un gruppo di cuprensi per l’Eritrea, la colonia maggiormente ammodernata e che rispetto all’Etiopia e alla Somalia ebbe una forte presenza di italiani. Partirono con i loro camion per fare i trasportatori di merci, all’epoca in quella nuova terra furono costruiti migliaia di chilometri di strade, ponti, dighe, la ferrovia Massaua-Asmara la cui costruzione iniziò alla fine dell’Ottocento e di altre infrastrutture. Molti lavoratori andarono in Africa sperando di poter rapidamente mettere da parte abbastanza soldi per realizzare un progetto in patria: sposarsi, comprare o sistemare la propria casa, saldare un debito e poi rimpatriare; la maggior parte contava di realizzare il proprio obiettivo con un onesto lavoro”.
Ma vostro padre era in Eritrea durante la guerra?
“La colonizzazione iniziò il 3 ottobre 1935, l’Abissinia venne conquistata il 5 maggio 1936. Il 9 maggio successivo tutte le colonie italiane del Corno d’Africa furono unificate da Mussolini nella cosiddetta Africa Orientale Italiana e quel periodo ha segnato la vita di molte genti: papà in terra straniera per lavoro, mamma nata in quella terra dove per sopravvivere ci si doveva contentare. Uno dei periodi più turbolenti della storia dell’Eritrea ma è lì che il destino segnò l’incontro di nostro padre con nostra madre, lei era poco più che una bambina da proteggere ma fu lei a salvare nostro padre nascondendolo in un rifugio e coprendolo con una lamiera, per portargli il cibo ogni giorno”.
Dove nacque vostra madre?
“Medhin Asrat, nostra madre, nacque ad Axum il 26 luglio del 1921 e bisognava essere molto forti, per sopravvivere. E lei era forte. Lo era diventata velocemente, era svelta, acuta, spiritosa ma anche severa”.
Pensate che la loro vita sia stata segnata da ciò che hanno vissuto in Eritrea?
“Non saprei, certo l’esistenza di nostro padre (come quella di ogni uomo) e di nostra madre durante la guerra indubbiamente ha creato in loro un’esperienza unica, fortissima, indimenticabile, hanno probabilmente visto gli orrori che genera la crudeltà. Guerra che però spesso si rivela anche un’occasione in cui gli uomini manifestano i loro requisiti migliori: la fratellanza, il cameratismo, la solidarietà, la pietà, l’altruismo, l’assistenza, il coraggio, è questo che ricordiamo di loro, caratteristiche che hanno sempre dimostrato con noi“.
Ma nella memoria di molti asmarini, quelli furono soprattutto gli anni delle leggi razziali. La loro unione, come fece a superare quelle norme assurde e ingiuste?
“Vennero ostacolati dalle leggi razziali che proibivano e condannavano la convivenza e le relazioni affettive tra bianchi e neri nelle colonie africane, ma loro, uniti, superarono anche questo e si sposarono ad Asmara. Ebbero noi quattro figlie femmine: Lucia del’39 che vive a Gibuti, Sandra nacque nel’41, Giuseppina del ‘43 e Anna del ’46. Solo Isabella nacque a Gibuti nel ’58 e arrivò a Cupra a soli undici mesi poi qui a San Benedetto nacquero Leandro nel ’62 e Emilio nel ‘64”.
(1. continua)

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