di seguito, pubblichiamo il discorso integrale tenuto dal Governatore Gian Mario Spacca nella seduta del consiglio regionale del 15 marzo, a poche ore dallo scoccare della festa per il 150° dell’Unità d’Italia

ANCONA – “Centocinquanta anni fa, il Parlamento subalpino sanciva la nascita del Regno d’Italia. La nostra Penisola, che il Principe di Metternich aveva definito sprezzantemente “un’espressione geografica”, diventava Nazione, raccogliendo, in un’unica realtà politica e istituzionale, storiche e innaturali divisioni territoriali.
Era la realizzazione del sogno antico di grandi poeti e di grandi pensatori; era il premio ideale al sacrificio dei tanti giovani che avevano dato la vita per realizzare quel sogno.
Ma era anche l’inizio di una nuova vicenda storica, che si sarebbe dipanata nei centocinquanta anni successivi.
Una vicenda in cui l’Italia ha visto avvicendarsi luci splendenti e ombre spesse, ha subito le devastazioni di due guerre mondiali e l’oppressione di una dittatura, è approdata a una più ampia democrazia attraverso la Resistenza e la Repubblica.
Mai, in questo lungo e alterno percorso storico, è stata messa in discussione, fino ad oggi, l’Unità del Paese, nella consapevolezza che è su questa unità che si fonda la nostra forza e la nostra dignità di Nazione di fronte al mondo.
Per questo, ritengo che l’evento che si sta celebrando in tutta Italia non debba essere solo un omaggio alle memorie, ma anche un impegno di fedeltà ai valori fondamentali, solennemente sanciti nella nostra Costituzione, che legano, in una realtà comune, le multiformi varietà culturali e territoriali di questo nostro Paese.

2.
Ritengo di interpretare il sentimento comune di tutti i Marchigiani nel condividere l’entusiasmo e la passione che animano questo centocinquantesimo anniversario.
Vorrei, anzi, ricordare con orgoglio come proprio qui, nelle Marche, si giocò una delle partite conclusive nel cammino verso l’unificazione.
Fu a Castelfidardo, il 18 settembre 1860
, che le truppe pontificie condotte dal generale Lamoricière, subirono la sconfitta che suggellò la fine del vecchio assetto territoriale e creò il presupposto per l’Unificazione.
Per ricordare l’importanza di quell’episodio nella storia d’Italia, quest’Assemblea ha varato nel 2010 una legge per la valorizzazione dei luoghi storici delle battaglie di Tolentino e di Castelfidardo, accomunando due momenti fondamentali, anche se lontani fra loro nel tempo, per la storia della nostra Regione.
Ed è per celebrare degnamente Castelfidardo che abbiamo rivolto al Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, l’invito a venire nelle Marche.

3.
Credo però che il centocinquantesimo dell’Unità debba anche essere l’occasione per ripercorrere e valorizzare anche molti aspetti forse indebitamente trascurati della storia marchigiana.
In quest’ambito è stato previsto, con Legge Regionale, un sostegno finanziario per iniziative dirette a questo scopo, con specifico riferimento al periodo risorgimentale.
E ciò, in particolare, al fine di sensibilizzare e diffondere, soprattutto tra i giovani, la memoria di eventi nazionali che hanno segnato anche la storia locale.
E’, infatti, importante far comprendere loro che l’Unità d’Italia è passata anche attraverso difficoltà, incomprensioni e decisioni che a volte non tutti gli italiani condivisero, ma che tutto ciò fu necessario per formare un’unica nazione e un unico popolo.
Lasciamo pure agli storici una valutazione serena e obiettiva dei fatti; ma ciò non deve passare in secondo piano i valori della libertà conquistata e l’impegno delle future generazioni a garantirla.
Per questa ragione è stato attivato un concorso rivolto alle scuole secondarie che realizzano progetti o attività inerenti alle celebrazioni in corso e approfondiscono eventi e personaggi marchigiani del Risorgimento.
Il materiale prodotto dalle scuole sul tema “Persone e personaggi marchigiani nell’Unità d’Italia” sarà selezionato e utilizzato per realizzare una pubblicazione curata dalla Regione.
Quanto ai progetti territoriali, ricordiamo, ad esempio, il sostegno della Regione al Comune di Pergola, Medaglia d’Oro per il Risorgimento, e a Ripatransone, patria di Luigi Mercantini, poeta e patriota.
Accanto a queste iniziative, la Regione ha inteso portare il suo contributo alle celebrazioni dell’Unità d’Italia anche a livello nazionale.
Le Marche saranno presenti alla mostra “Regioni e Testimonianze d’Italia”, che si svolgerà a Roma dal 31 marzo al 3 luglio; è un’opportunità per far conoscere meglio, a livello nazionale, la nostra storia, le nostre eccellenze.
A quella Mostra ci presenteremo con alcuni dei nostri “simboli” più forti e con le nostre figure storiche più rappresentative.
L’evento avrà luogo, simbolicamente, negli stessi luoghi del Cinquantenario dell’Unità, nel 1911: Valle Giulia, il Vittoriano, Palazzo di Giustizia, Piazza Giovanni XXIII e i giardini di Castel Sant’Angelo.
Lo stand delle Marche sarà installato nel Piazzale Simone Bolivar, in zona Valle Giulia.
Avremo anche una presenza espositiva all’Aeroporto di Roma, con un video promozionale del territorio regionale, una postazione di computer per navigare sul sito internet regionale e una vetrina per esporre oggetti e manufatti simbolici della regione.

4.
L’anniversario dell’Unità d’Italia è anche un forte stimolo per riflettere sul ruolo degli istituti che mantengono viva nel tempo la nostra storia: molti musei, biblioteche e archivi delle Marche sono sorti, infatti, proprio dopo l’Unità.
Per valorizzare questo patrimonio diffuso in tutte le realtà locali marchigiane, sono state predisposte numerose iniziative, in collaborazione con la Regione, da vari enti, associazioni e scuole.
Cito solo alcuni esempi.
Nell’ambito della Tredicesima Settimana della Cultura, l’11 aprile prossimo, presso la Galleria Nazionale del Palazzo Ducale di Urbino, si svolgerà una giornata di studi dedicata alle origini delle istituzioni culturali marchigiane, organizzata dal Coordinamento Regionale Marche di ICOM Italia, in collaborazione con la Regione Marche, l’AIB, la Soprintendenza per il Patrimonio Storico Artistico ed Etnoantropologico delle Marche.
Sarà anche affrontato il tema “Centocinquanta anni dell’Unità d’Italia: le origini del sistema culturale nelle Marche”.
Il 10 aprile a Urbino, presso il Palazzo Ducale, sarà lanciato il Progetto “Museo Palcoscenico Marche”, volto alla costruzione di appuntamenti teatrali dedicati ai Musei della Regione, in collaborazione con l’AMAT e il Coordinamento Regionale ICOM Marche.
Per maggio, è programmata la terza edizione regionale del“Grand Tour Musei”, in concomitanza con la “Notte dei Musei d’Europa” e con la Giornata Internazionale dei Musei.
Si sta inoltre organizzando un “Open Day delle Biblioteche e degli Archivi” nel quale saranno esposti libri, documenti, cimeli, a testimonianza della storia di questi istituti e della partecipazione d’illustri marchigiani alla realizzazione dell’Unità d’Italia.
Infine, nell’ambito del Ventiquattresimo Salone Internazionale del Libro, che si svolgerà a Torino dal 12 al 16 maggio, le Marche saranno presenti nello spazio comune di tutte le Regioni d’Italia: anche nello stand della Regione Marche ci sarà uno spazio dedicato al Centocinquantesimo, con incontri con autori ed editori marchigiani.
Queste, in rapida sintesi, le iniziative con cui la Regione contribuirà alle celebrazioni dell’Unità.

5.
Ma questo momento in cui celebriamo il passato deve essere, anche e soprattutto, di stimolo a riflettere sul nostro futuro.
Il dibattito politico sul federalismo in Italia sta assumendo contenuti sempre più concreti e operativi, anche se ancora sfumati nell’incertezza e nelle ambiguità delle enunciazioni.
Forse vale la pena di ricordare come l’idea di un’Italia federale sia stata espressa, nella prima metà dell’Ottocento, da un’autorevole corrente di pensiero, impersonata, per esempio, e in modi diversi, da Cattaneo e Rosmini; lo stesso Cavour immaginava uno stato federale, prima di convertirsi al centralismo.
Il corso della storia e le esigenze politiche contingenti hanno portato, centocinquanta anni fa, in tutt’altra direzione, verso una struttura istituzionale fortemente centralizzata.
Una struttura che ha avuto certamente il suo ruolo e la sua importanza nel rafforzare l’unità della nazione e nell’amalgamare differenze culturali, ma che, oggi, appare sempre più incompatibile con le esigenze dell’efficienza amministrativa e della partecipazione.
Credo di condividere questa opinione con la maggioranza dei miei concittadini.
Certo, però, non può essere in alcun modo accettato il fatto che dietro l’ansia per il federalismo si nascondano antistoriche velleità separatiste.
Come non è accettabile la furbizia di chi si proclama federalista con la riserva mentale di continuare ad accollare al governo centrale e alle regioni “ricche” le sue inefficienze e i suoi sprechi, in dispregio di ogni principio di sussidiarietà.
Nella nostra visione, il federalismo è un sistema in cui ciascuna realtà territoriale, operando in piena autonomia, dà il suo contributo positivo alla crescita sociale e civile della comune Nazione, generando e sviluppando localmente risorse economiche, culturali, umane.
Da questo punto di vista, posso dire, con soddisfazione, che le Marche hanno le carte in regola.
Abbiamo una lunga storia di sviluppo realizzato quasi interamente con le nostre mani, la nostra intelligenza, la nostra capacità di impegnarci, anche duramente, quando è stato necessario.
Abbiamo saputo conservare, anche nei momenti difficili, un clima di coesione e di solidarietà fra la nostra gente.
Abbiamo acquisito, fra le regioni italiane, il primato della qualità della vita e dell’ambiente.
Di tutto questo siamo orgogliosi.
Ma l’orgoglio di essere marchigiani è anche quello di far parte di questo Paese, cui siamo indissolubilmente legati per storia, per tradizione, per identità di lingua e di cultura.
E’ consolante come questo anniversario sembri avere rinnovato l’idea di Italia nel comune sentire dell’opinione pubblica; è un’occasione da non perdere, per rafforzare e diffondere sempre di più il senso della comune appartenenza a un grande Paese.
Nel custodire e nel promuovere con sempre più determinazione, nella prospettiva federale, la nostra autonomia e la nostra identità, ci sentiamo, anche noi Marchigiani, di gridare, in modo forte e convinto: “Viva l’Italia”.

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