SAN BENEDETTO DEL TRONTO – A quanti è capitato di parlare davanti al monitor di un computer nel vano tentativo di impartirgli un ordine o di lamentarsi per un’operazione errata? Da oggi il calcolatore, attraverso la webcam, sarà in grado di decifrare le nostre espressioni facciali e dunque capirà se siamo sorpresi o dispiaciuti o sorridenti o doloranti. Di questo si occupa Lijun Yin che è professore associato di Informatica e direttore del Laboratorio di immagine e grafica computerizzata presso la Binghamton University di New York negli Stati Uniti d’America.

“La nostra ricerca è spinta dal desiderio di migliorare i computer affinché essi, a loro volta, siano in grado di migliorare la nostra società”  – afferma il professore – “Quello che tento di fare è utilizzare una sofisticata tecnologia per rendere i computer più accessibili a tutti coloro che non sono certo dei tecnici”.

Yin è convinto che rapportarsi ad una macchina dovrebbe diventare semplice come parlare ad un amico, con notevoli vantaggi per le persone diversamente abili. Infatti il campo di ricerca in questione approfondisce le tecniche di riconoscimento delle emozioni attraverso una semplice webcam. Lo scopo ultimo è fare in modo che le macchine riescano a vedere, in un certo senso, gli utenti ed essere in grado, di conseguenza, di desumere la loro volontà o la loro necessità semplicemente mettendone a fuoco il viso.

Dunque allo studio della squadra del professor Yin c’è un algoritmo di riconoscimento facciale che potrebbe riconoscere una persona tra la folla disponendo solamente di fotografie del profilo dell’individuo.

Per ora le emozioni oggetto della ricerca sono la collera, il disgusto, la paura, la gioia, la tristezza e la sorpresa. Già questo sembra che riuscirà ad aiutare le persone affette da autismo le quali possono avere difficoltà ad interpretare le emozioni degli altri e dunque alle volte si usano delle foto per insegnare ai bambini come distinguere un viso triste da uno felice. In collaborazione con lo psicologo Peter Gerhardstein, Yin dichiara che potrà produrre non solo semplici fotografie, ma addirittura degli avatar tridimensionali in grado di rappresentare una serie di emozioni.

Altro utile sbocco per la ricerca sarebbe il costante controllo dei pazienti di un ospedale per rilevare il grado di sofferenza e modulare di conseguenza la somministrazione dei farmaci. Questo continuo monitoraggio parzialmente affidato alle macchine nelle strutture ospedaliere potrebbe ridurre i costi e i tempi di recupero del malato.

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