ANCARANO – “Lasciati soli a gestire l’emergenza nonostante le nostre richieste di aiuto: tutto questo è scandaloso e assurdo”. E’ uno sfogo pieno di rabbia quello del vicesindaco di Ancarano Silvano Del Cane all’indomani del nubifragio che ha messo a dura prova la cittadina vibratiana. Uno sfogo dettato dal fatto che nel momento dell’emergenza, la notte del due marzo, l’amministrazione comunale si è trovata da sola a fronteggiare frane, smottamenti e allagamenti, per di più con un lago che rischiava di tracimare e la zona industriale invasa dall’esondazione del Tronto: “Sono arrabbiato – spiega – perché alla fine di due giorni intensi e di ininterrotto lavoro sulle strade, con i concittadini che chiedevano aiuto per uscire fuori dalle difficoltà che acqua e fango avevano provocato alle abitazioni, non sono riuscito a parlare con nessuno degli Enti che avrebbero dovuto, in qualche modo, affiancarci nelle operazioni di ripristino, almeno della viabilità”.

Ad Ancarano sono state chiuse via della Carrozza e via Massoni, strade in forte pendio e con difficoltà di percorribilità in situazioni normali, che con il nubifragio erano state invase da fango e fiumi d’acqua. Interruzioni alla viabilità si sono avute anche lungo le strade di collegamento con Sant’Egidio alla Vibrata e Torano Nuovo. Già la sera del due marzo però il Comune aveva provveduto a riaprire tutte le strade, grazie all’aiuto della Protezione Civile, dei cittadini e dei mezzi chiamati in soccorso.

“Comprendo che l’emergenza sia estesa su più Comuni – aggiunge Del Cane – ma noi siamo l’avamposto più a nord e, soprattutto, costeggiamo il Tronto. Questa è la zona più colpita. Non è possibile che ogni volta ci venga risposto che sono impegnati altrove. Se non è emergenza un lago che sta per esondare o il Tronto pronto a distruggere la zona industriale con il relativo inquinamento che si potrebbe verificare, allora cosa è grave e quali sono le priorità?

Noi, come Comune, insieme al gruppo della Protezione Civile di Ancarano, durante la notte dell’alluvione, abbiamo cercato di salvare ponti, strade ed edifici in tutti modi. Abbiamo lavorato con ruspe, pale, idrovore, chiuso strade pericolanti e messo segnaletiche. Tutto questo sotto l’inferno di acqua che scendeva e, in parte, ci siamo riusciti. Abbiamo fatto sì che le strade provinciali la mattina successiva fossero funzionanti, in modo particolare quella che dalla Val Vibrata porta verso la Bonifica del Tronto, permettendo alla gente di Ancarano e dei paesi limitrofi di andare a lavorare e alle aziende di non chiudere.

I telefoni hanno squillato invano – prosegue – e neppure i Vigili del Fuoco hanno risposto alle nostre chiamate. A quel punto, c’era rimasto poco da fare: o lasciare tutto così in attesa dei qualcuno che arrivasse a soccorrerci oppure rimboccarci le maniche e fare tutto da soli.

Se abbiamo limitato i danni nella zona Tronto e in altre zone qualcuno deve sapere che questo Comune ha investito risorse durante il periodo estivo facendo pulizia costantemente in fossi, scarpate, pozzetti, zanelle. Quello che più mi rammarica – continua ancora il vice sindaco – è sapere che altri Enti certa prevenzione non sanno nemmeno cosa sia e, la notte della pioggia incessante, dormivano. Ora cercano soldi portando la lista dei danni alla Provincia, alla Regione e noi, come sicuramente tutti quelli che hanno rischiato la vita quella notte, non siamo stati neppure presi in considerazione.

Con determinazione dico che tutto questo è scandaloso e assurdo. Veniamo fuori dalla nevicata di gennaio, dall’emergenza idrica di qualche settimana fa ora l’alluvione e, ciliegina sulla torta, ancora emergenza idrica. Adesso basta. Qui servono fondi e soldi. I burocrati fanno solo riunioni fiume e mandano fax. Chi paga ora le ruspe e i tecnici che abbiamo chiamato per gli interventi urgenti?”.

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