SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Voce del gruppo art-rock Marlene Kuntz, riceve dall’assessorato alla Cultura di Fossano, sua città natale, la medaglia al merito artistico come riconoscimento ufficiale alla carriera di cantante, chitarrista e scrittore.

Autore dei testi del complesso music ale, scrive la canzone principale, candidata al David di Donatello 2010, del film di Davide Ferrario Tutta colpa di Giuda, in cui debutta come attore.

Laureato in Economia e commercio, dal 2008 è uno dei docenti del Master in Comunicazione musicale dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano; nello stesso anno pubblica il suo primo libro I vivi, una raccolta di 5 racconti. In tour con l’album Ricoveri virtuali e sexy solitudini, il cui progetto visivo è stato realizzato dai Masbedo, attraverso Piacere speciale, Paolo anima salva, Io e me e Vivo, racconta il viaggio esistenziale di un uomo in un mondo inquietante e difficile.

Dal rock duro degli esordi ad una musica più melodica. Evoluzione professionale o strategia per allargare le fasce di pubblico?

In realtà la melodia è sempre stata presente in noi. Se uno ascolta per bene il nostro primo disco si rende conto che molte canzoni hanno insite componenti melodiche pronunciate. Certo, all’epoca le si suonava con irruenza diversa, del tutto debitrice della cosiddetta “urgenza” giovanile. Poi, si sa, crescendo in modo non stupido si matura e si scopre che il mondo è vario (e che la musica è fatta di dinamiche, di piani, di forti…).

I Marlene in un aggettivo: poetici, inquietanti o sperimentali?

Poetici.

Tanti gli album dal 1990 ad oggi. Quale ti rispecchia di più?

Faccio davvero tanta fatica a dare questo tipo di risposte. E, davvero, tutti mi rispecchiano, perché ciascuno di essi corrisponde in modo genuino e fedele al me stesso che in quel periodo lo contemplava.

Cinico e disilluso. Personaggio o realtà?

A onor del vero, se esistono, il mio cinismo e la mia disillusione sono sempre superati dai loro opposti: riguardo e ingenuità, o similari. In un mix sufficientemente calibrato di istrionismo e di veridicità, con la seconda in pole position.

A chi l’hai promessa La canzone che scrivo per te?

Non si dice.

Ricoveri virtuali e sexy solitudini è il titolo del vostro ultimo disco. La solitudine è una condizione positiva o negativa?

Per quel che mi riguarda più positiva che negativa, perché per un artista, o più genericamente una persona di animo sensibile, lo stare con se stessi è portatore di ottimi spunti per la fortificazione spirituale; ma se penso alla genericità del consesso sociale credo che una umanità votata all’individualismo e alla solitudine (come quella virtuale) non sia un bell’affare.

“E’ un melodramma di artificiosità con inserti di forzata vuotaggine”. Ti riferivi all’attuale politica italiana…?

Non direttamente, ma la tua domanda mi suggerisce che sì, mi riferivo indirettamente anche alla scena politica attuale.

I giovani di oggi, precari nel lavoro e nella vita privata, sono privi di certezze?

Direi di sì, assolutamente.

In cosa credi?

Nell’amicizia fra due ex innamorati che si lasciano in modo intelligente, magari crescendo al meglio il proprio figlio.

C’è un piacere speciale nel rinascere. L’hai mai provato?

Abbastanza… quel tanto che mi ha permesso di favoleggiare un po’ per il testo da te citato.

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