ANCONA – Campi di ortaggi distrutti, vivai spazzati via, terreni e colline danneggiati da smottamenti e frane, un conto danni, soprattutto strutturali, che potrebbe arrivare a 10 milioni di euro. E’ la situazione nelle campagne marchigiane a causa delle violente piogge e delle nevicate, secondo un primo monitoraggio effettuato dalla Coldiretti attraverso le sue strutture territoriali.

In provincia di Ancona si registrano gravi danni nell’Osimano con aziende finite sott’acqua e campi di verdure devastati, mentre lungo la Vallesina la pioggia ha spazzato via le semine appena effettuate di barbabietola da zucchero. Campagne allagate anche nel Senigalliese, mentre in provincia di Macerata si segnalano gravissimi danni alle colture lungo la vallata del Chienti.

Particolarmente pesante sempre secondo l’analisi della Coldiretti la situazione nelle province di Ascoli Piceno e Fermo. L’esondazione del Menocchia ha spazzato via un vivaio a Cupra Marittima, con i vasi di piante finiti praticamente sulla spiaggia e danni per circa duecentomila euro, e analoga sorte è toccata a un’azienda con alberi da frutto. Danni si segnalano anche da altri vivaisti. Campi di verdure sott’acqua anche lungo la Vallata del Tronto. Ugualmente drammatica la situazione nel Fermano, dove le esondazioni dei fiumi hanno colpito terreni e colture. E problemi si segnalano anche per la neve.

Nella zona di Montegiorgio le pesanti nevicate hanno causato la rottura di rami e fusti di alberi da frutto e di ulivi. Torrenti straripati anche nel Pesarese, con gravissimi danni causati dagli smottamenti soprattutto nell’Urbinate. Ma, sottolinea Coldiretti Marche, l’ondata di maltempo sta mettendo a rischio anche le semine primaverili. Frane e smottamenti hanno colpito i terreni collinari praticamente cancellando il lavoro di preparazione fatto sino ad ora dagli agricoltori. Nelle Marche, ricorda Coldiretti, sono a rischio di dissesto idrogeologico il 99 per cento dei Comuni. Una situazione spesso determinata anche da politiche che hanno portato alla scomparsa di grandi aree agricole (229mila ettari dagli anni Sessanta ad oggi) sostituite da cemento e insediamenti produttivi.

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