SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Sotto processo con l’accusa di ricettazione un quarantenne albanese residente in riviera. Aveva affittato un’auto e come garanzia aveva ceduto nel 2008 un assegno risultato rubato. L’uomo, detenuto in carcere per altra causa, ha reso dichiarazioni davanti al Giudice del Tribunale rivierasco: “Non sapevo che l’assegno fosse rubato, me l’ha prestato un amico”.

L’uomo ha sostenuto davanti al giudice Giuliana Filippello di aver realmente consegnato quell’assegno da 600 euro nelle mani del titolare del salone. Un modo per garantire il pagamento alla riconsegna del mezzo.
Dopo dieci giorni però è stato arrestato per altre cause e il titolare dell’autosalone venuto a conoscenza del suo fermo per tutelarsi si sarebbe recato in banca per riscuotere il dovuto scoprendo proprio l’amara sorpresa.

“Quell’assegno me l’ha prestato un amico di Ascoli e io non sapevo che fosse rubato”, ha dichiarato l’albanese durante la sua deposizione “io ho anche chiamato il titolare dell’autosalone per dirgli che quando sarei uscito dal carcere avrei pagato”.
Dichiarazioni che per ora rimangono nelle mani della magistratura locale e che sembrerebbero non coincidere con i verbali nelle mani del Pubblico Ministero.

Secondo Andrea Ciannavei e Umberto Gramenzi, legali dell’imputato, l’assistito avrebbe agito in buona fede consegnando quell’assegno che un fidato amico gli aveva prestato in un momento di difficoltà.

Il caso è stato rinviato marzo per le conclusioni.

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