SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Cascate di note, il pianoforte protagonista principale. E lui, Ludovico Einaudi, il Maestro, giovedì sera al PalaRiviera di fronte a 900 persone (organizzazione Piceno Eventi) fra un melomane più e un melomane meno, un appassionato più appassionato meno, semplice curiosi e patiti della Classica da classifica e delle Classifiche sui Classici moderni.

Meglio lui oppure il piceno Giovanni Allevi?

Meglio lui o nessuno?

Quanto spazio ha l’armonia nella complessità arcana della musica colta? Quanto è colta, una musica colta? C’è sempre qualcuno più colto di chi si crede colto, come ci sarà sempre qualcuno che si ritiene più puro, e che grida all’impuro quando un falso puro (secondo lui) si appropria di Madama Purezza.

La musica da camera non va in auditorium, un pianoforte è meno forte e troppo piano se scrive messaggi e invia codici a platee folte?

L’eterno dilemma: può l’Arte essere popolare? Può essere Popolare un messaggio testuale complesso?

La disputa degli apocalittici e degli integrati, gli ermetici contro coloro che abbassano Veli, nicchie da nascondere e “nocchie” delle dita da spellarsi in aperti applausi, le fenomenologie degli utenti, la sempiterna competizione fra snobismo degli elitari e fautori dell’arte proletaria (pardon, televisiva :)

Con l’orecchio non da melomani, con la poca cultura e da niente (nel senso di “non specialistica”), con l’occhio annebbiato e il clangore della vita quotidiana che incombe addosso, chi scrive non vi può dare una recensione, non ne è in grado. Non vuole impelagarsi in pugne accademiche, guerre di religione, eresie e dispute patristiche, ne uscirebbe con le ossa rotte. Non interpella il senso comune, non gli nutre stima. Non interpella arabeschi musicologici, non avrebbe cosa chiedergli.

Vi riferisce, vi contestualizza, al massimo. Vi fa sentire un paio di minutini del concerto nel video a lato, si compiace del fatto che 900 persone, a San Benedetto, si sono potute regalare una serata di buona musica musica buona (questo spero sia pacifico, i dialogici della disputa e i pasdaran del pentagramma stiano buoni e tranquilli..) in una struttura grande grande e che è bello esista, tutto sommato. Per l’offerta culturale, per i luoghi di incontro, per una vita meno grama.

E ora, via alle dispute.

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