GROTTAMMARE – Il nono appuntamento de’ “I lunedì d’autore”, progetto dell’Assessorato alla Cultura di Grottammare coordinato da Lucilio Santoni dell’Associazione Culturale “L’Onagro”, è stato incentrato sulla figura di Carlo Crivelli, pittore nato a Venezia poi stabilitosi ad Ascoli Piceno, e sul destino di dispersione delle sue opere che oggi arricchiscono le raccolte di alcuni tra più importanti musei del mondo (Londra, Bruxelles, Avignone, Berlino, Washington per citarne alcuni) e che attraverso il collezionismo privato sono giunte fino alle isole Azzorre (è questo il caso della “Mater Misericordiae” del 1487, una delle tre opere realizzate da Crivelli per la Chiesa dell’Annunziata di Ascoli).

La conferenza spettacolo, ad ingresso gratuito, si è svolta lunedì 21 febbraio dalle ore 21.30 presso il Teatro dell’Arancio di Grottammare ed è stata curata da Gino Troli.

Ad aprire le “Dissipazioni culturali intorno a Carlo Crivelli”, questo il titolo dell’incontro, Edoardo Ripani con la lettura di una delle lettere che il francese Quatremère de Quincy indirizza nel 1796 al generale Francisco Miranda.
Una significativa testimonianza , spiega Gino Troli, del violento ed appassionato dibattito illuminista attorno all’irragionevolezza dell’azione di spoliazione del patrimonio artistico compiuta dal regime francese ai danni dei paesi europei sconfitti. È in questi scritti che per la prima volta viene definita la nozione di “contesto” dell’opera d’arte e si riflette sull’intangibilità del patrimonio culturale e sul valore educativo e sociale dell’arte.

Sono proprio i saccheggi compiuti in Italia da Napoleone, imposti con il Trattato di Tolentino del 1797, una delle cause di dispersione delle opere di Carlo Crivelli, accanto alla scellerata azione di vendita da parte delle chiese proprietarie dei polittici che sistematicamente venivano smembrati per essere più facilmente immessi sul mercato antiquario.

L’importanza e il valore delle opere di Carlo Crivelli, ricorda Troli, vengono riconosciuti piuttosto tardi. È del 1965 il volume “I centri del Rinascimento” di André Chastel che come immagine rappresentativa del Quattrocento italiano da mettere in copertina, sceglie la Maddalena del polittico di Montefiore dell’Aso realizzato da Crivelli dopo il 1470.

Già a metà Ottocento i dipinti di Crivelli erano molto apprezzati dai collezionisti d’arte e avevano costituito un modello per i Preraffaelliti, la corrente artistica inglese nata nel 1848 che rifiutava la pittura accademica e traeva ispirazione dai pittori precedenti a Raffaello, tuttavia la fortuna critica del pittore nel tempo ha conosciuto alterne vicende.

Anche la sua storia personale è stata caratterizzata da momenti di grande difficoltà e nel corso della serata è stato affidato alla voce di Veronica Barelli il compito di ripercorrere le tappe più significative della vita del pittore. L’episodio più buio per Carlo Crivelli è la condanna nel 1457 a sei mesi di carcere e al pagamento di una multa, per aver insediato la moglie di un marinaio. Una volta scontata la pena è inoltre costretto dalle leggi ferree diVenezia ad abbandonare la città.

Si trasferisce a Zara poi nel 1468 trova una nuova patria nelle Marche e si stabilisce definitivamente ad Ascoli dove muore nel 1495.
È recente acquisizione della critica, sottolinea Troli, la convinzione che proprio nelle Marche Carlo Crivelli abbia raggiunto la sua piena maturazione artistica e tecnica.

È nuovamente Veronica Barelli a riferire della curiosa vicenda relativa al polittico “Demidoff” che assemblava in modo arbitrario le tavole di due diverse opere realizzate entrambe per la chiesa di San Domenico ad Ascoli, poi correttamente ricomposti dal critico Federico Zeri. La città di Ascoli nel Quattrocento viveva un momento di grande fioritura culturale ed economica e in molti, privati e ordini religiosi, commissionavano opere a Carlo Crivelli.

Anche a Grottammare, nella Chiesa di Sant’Agostino era presente un polittico di Carlo Crivelli, ma nel 1844 per volere di Gregorio XVI l’opera fu trasferita nella Pinacoteca Vaticana, dove è tutt’ora conservata.
Nell’opera, oltre alla mano dell’artista, alcuni studiosi hanno ipotizzato la collaborazione di un altro pittore, forse un terzo fratello di nome Rodolfo.

Sempre affidata alla voce di Veronica Barelli la lettura di un articolo apparso nel 1961 sul quotidiano “Il Giorno” in cui Carlo Emilio Gadda ricorda la grande paura vissuta da ragazzino nell’incontrare, durante una visita alla Pinacoteca di Brera, “gli occhi fulminatori” di San Pietro raffigurato nel polittico per la Chiesa di San Domenico di Camerino.
Un incontro “magico”, commenta al termine della lettura Troli, quello tra il barocco di Gadda e l’opulenza descrittiva della pittura di Carlo Crivelli.

A conclusione dell’incontro la proiezione video del recital “Carolus a Cribelis pictor…” messo in scena a luglio scorso nella Chiesa dell’Annunziata ad Ascoli, da Veronica Barelli e Stefano Artissunch.

L’interessante e coinvolgente serata è stata senza dubbio utile a far conoscere ed apprezzare la figura di Carlo Crivelli e ha suscitato una riflessione sulla necessità di approfondire gli studi sul pittore.
Nonostante ormai l’opera di Carlo Crivelli goda di ampia fama e riconoscimento, sottolinea Troli, sono ancora molti gli interrogativi aperti nel dibattito critico e c’è ancora tanto da scoprire e da indagare sulla figura e sull’opera di questo straordinario artista.
Al termine Troli si concede di accarezzare l’idea di una ricomposizione dell’intera opera del pittore, utile ad una lettura unitaria che dal punto di vista scientifico potrebbe far luce su molti aspetti irrisolti dell’attività artistica di Carlo, del ruolo del fratello Vittore e dell’esistenza di una terza mano sempre all’interno famiglia Crivelli.

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