Politica e informazione: due riflessioni
Che Gheddafi era questo lo sapevano tutti gli italiani, D’Alema e Berlusconi avrebbero dovuto saperlo… meglio. Gli interessi, l’economia, il petrolio invece sono stati messi davanti ai circa diecimila morti di questi giorni. Prima o poi, infatti, doveva accadere. Molto più difficile prevedere che non succedesse. Il mondo va così ma, se ci fate caso, coloro che vorrebbero provare a cambiarlo vengono ritenuti utopisti o pazzi. Un nome a caso Assange. Veramente pochi e quindi i soli ad avere il diritto di lamentarsi. Gli altri no, quelli cioè che per i propri interessi vendono l’anima al diavolo, non ne hanno diritto. Per il solito motivo che non mi stancherò mai di ripetere: fino a quando non si capirà che il bene comunitario è preferibile a quello personale, il mondo non cambierà, tanto meno la politica. Scrivendo queste cose mi vengono in mente quei militari libici che, essendosi rifiutati di sparare sulla folla, sono stati a loro volta fucilati per ordine di Gheddafi. E’ successo oggi non cento anni fa. Mi vien da piangere al pensiero che la notizia è vera.
A proposito della politica elettorale sambenedettese sono strafelice per le parole del lettore Mario Zazzetta (dipendesse da me lo candiderei Sindaco) per cui auspico insieme a lui che, i vari candidati e i loro seguaci, la smettano di contrattarsi fantomatiche preferenze elettorali per acquisire potenzialita tutte da verificare. E’ ora e passata che inizino a parlare di loro, della loro vita passata (C.V.) e del perché sarebbero in grado di gestire la vita amministrativa di San Benedetto del Tronto. Perchè?

Un’altra riflessione riguarda l’informazione: dal prossimo numero L’Espresso ora diretto da Bruno Manfellotto, uscirà con un’edizione rinnovata nella grafica e nei contenuti. Tutto bene per la grafica che è giusto adeguare ai tempi, per le belle inchieste che fanno ogni sette giorni; meno bene per l’introduzione di un rubrica intitolata “Parere diverso“, alla quale viene dedicata una pagina o poco più. Su Radio uno questa mattina il direttore del settimanale la motivava così: l’idea è nata perché vogliamo che anche nelle nostre pagine ci siano pareri che non condividono la nostra linea editoriale. A parte la differenza enorme tra “spazio pro” e “spazio contro” ritengo fuori luogo la novità perché, secondo me, i giornali (specialmente quelli importanti come l’Espresso) non devono avere una linea editoriale predefinita ma libera ed indipendente oltre che varia, a seconda delle circostanze e rivolta principalmente alle necessità dei cittadini. Al limite, se si vuole veramente rendere più democratico un “giornale schierato”, il parere diverso dovebbe esistere per ogni articolo, affinché il lettore possa dare una sua libera e corretta interpretazione del messaggio lanciato dai vari opinionisti.

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