SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Sono trascorsi esattamente 45 anni dall’affondamento del motopeschereccio sambenedettese Pinguino nell’Oceano Atlantico, al largo della costa della Mauritania, e domenica mattina, 20 febbraio, in ricordo di quella tragedia è stato intitolato un piazzale nei pressi del porto turistico a San Benedetto, durante una cerimonia cui hanno preso parte molte persone, oltre alle autorità invitate dall’Amministrazione comunale.
Le vittime del naufragio del Pinguino furono quattordici, le cause non furono mai del tutto chiarite, come è stato ricordato al porto durante la cerimonia. Tra coloro che stamattina hanno preso la parola prima che venisse scoperta la targa, Adalberto Palestini, figlio del comandante della nave Alberto, l’unico del quale si trovò il corpo dopo la sciagura. Prima di lui è intervenuto Pasquale Pignati, presidente dell’Associazione Pescatori Sambenedettesi, mentre Antonio Paoletti ha declamato una poesia che egli stesso scrisse poco dopo quei fatti, e il cui testo ha ritrovato solo recentemente. Per tutto il tempo della cerimonia il fotografo Alfredo Giammarini ha esposto su alcuni pannelli articoli di giornale e foto relativi alle sciagure del Pinguino, del Rodi e da ultimo del Rita Evelin. Vicende sulle quali sta preparando un libro.

Prima dell’intervento del sindaco Gaspari e della benedizione da parte del parroco della Madonna della Marina don Armando Moriconi, ha preso la parola anche la consigliera comunale Lina Lazzari. Presenti anche l’assessore alle Politiche del mare Settimio Capriotti e l’assessore alla Cultura Margherita Sorge, la presidente del Consiglio comunale Giulietta Capriotti, ili vicepresidente della Provincia di Ascoli Piceno Pasqualino Piunti, la presidente del Circolo dei Sambenedettesi Benedetta Trevisani e gli storici Gabriele Cavezzi e Giuseppe Merlini, oltre a folte rappresentanze della Capitaneria di Porto e delle associazioni di pescatori.

Nel suo intervento il sindaco ha parlato dell’importanza della memoria anche a distanza di molto tempo, e ringraziato sia l’Associazione Pescatori Sambenedettesi per aver proposto questa commemorazione, sia lo stesso Circolo dei Sambenedettesi che si adopera spesso per iniziative analoghe, sia la Capitaneria di Porto per un rinnovato spirito di collaborazione con le altre istituzioni presenti sul territorio.

Il sindaco ha molto insistito sulla necessità di aumentare la sicurezza del lavoro in mare, tra le professioni più dure per loro natura, e inoltre sull’importanza di un riavvicinamento tra il porto e il resto della città. «Per troppo tempo il porto è stato un ambiente quasi a sè stante e nascosto, come fosse “solo” il luogo del lavoro», ha detto Gaspari, «È invece evidente, anche dalla straordinaria presenza di pubblico stamattina, che il porto e il resto della città sono un tutt’uno, non soltanto fisicamente. Ma si tratta di un’unità che va sempre coltivata e riaffermata, anche partendo dal valore della memoria e del lavoro».

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