SAN BENEDETTO DEL TRONTO- Si avvia alla conclusione il processo sulla morte di Mario Trento, storico albergatore venuto a mancare dopo una serie di interventi allo stomaco nel 2005. Accusati di omicidio colposo i tre medici dell’ospedale civile che svolsero le ultime due operazioni chirurgiche al Trento, e che secondo il pubblico ministero Carmine Pirozzoli, avrebbero condotto alla morte il paziente.

Secondo la difesa, le analisi dei periti non avrebbero illustrato con certezza le cause del decesso, mentre per i legali della famiglia Trento, sarebbero evidenti le responsabilità degli imputati e per tali ragioni chiedono un totale di un milione di euro a titolo di risarcimento danni. A marzo il verdetto del giudice.

Non un caso di mala sanità, ma una negligenza da parte dei preposti. Queste le conclusioni del Pubblico Ministero Carmine Pirozzoli, che al termine delle sue richieste chiede l’assoluzione per la terza di sala G.T. (per non aver avuto influenze decisionali nel merito degli interventi) accusando direttamente l’ex primario E.M. e l’assistente D.G.

Secondo i legali dei fratelli Trento, i medici avrebbero compiuto un errore troppo grave. Errore che tecnicamente sembrerebbe avvenuto a causa di una congiunzione errata tra due lembi di stomaco necrotici. “Cucitura” che non avrebbe legato le parti e causato la fuoriuscita di liquidi infetti, causa della morte. Per questo chiedono un risarcimento (totale delle richieste) pari ad un milione di euro.

Il collegio difensivo però a tali accuse risponde con altrettanta fermezza, definendo le analisi dei periti poco chiare circa le causa del decesso. Secondo la difesa, sembrerebbe che i medici avessero fatto il possibile per unire al meglio quella parte di stomaco escludendo ogni ipotesi di negligenza.

La battaglia giudiziaria sembrerebbe giocarsi sui margini di stomaco recisi o meno. Centimetri che potrebbero garantire giustizia alla famiglia, quanto ai medici imputati. Distanze che però. tra un mese circa saranno ben definite dalle repliche del Pm e il verdetto del giudice, che del caso sin dal principio ha dimostrato estrema attenzione e rispetto delle parti.

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