CUPRA MARITTIMA – Venerdì undici febbraio per l’Inverno Teatrale Cuprense presso il cine-teatro Margherita è stata in scena la compagnia “il Carro di Tespi” di Jesi in “Don Cosciotto della Marca” di Gianfranco Giacchetta con la regia Paolo Pirani.
Una rivisitazione teatrale particolare in salsa locale del noto Don Chisciotte della Mancha di Cervantes che si trasforma in “Don Cosciotto della Marca con li scudieri” che combatte contro le querce della nostra regione invece dei mulini a vento e gli scudieri si raddoppiano diventando “Scianco e Panza”.
Indubbiamente una rappresentazione ricca di battute in un linguaggio maccheronico, operazione questa affidata al regista che ha fatto un’attenta ricerca sulla lingua del nostro passato ricca di arcaismi e forme dialettali.
Il palcoscenico crea uno spazio magico dove l’immaginazione e la fantasia vengono annullate dal “folle” cavaliere che si mostra allo spettatore nel problema di fondo dell’esistenza, cioè la delusione che l’uomo subisce di fronte alla realtà, senza più aspettative, senza la realizzazione di un progetto di esistenza con cui si possa identificare. La pazzia è il modo di vedere il mondo con occhi diversi, non offuscati dalle idee o dai condizionamenti sociali.
Per Don Cosciotto il suo tempo non è quello della cavalleria e per l’unico eroe rimasto le avventure sono scarsissime. La sua visionaria ostinazione lo spinge però a leggere la realtà con altri occhi. Scianco e Panza, dal canto loro, saranno in alcuni casi la controparte razionale del visionario padrone con battute colorite e sberleffi .
Del “cavaliere errante” si prende beffa anche la “sibilla” Cassandra con i suoi “striduli gridolii” e le sue veggenze.
Don Cosciotto identifica la donna dei suoi sogni in Dulcisdea, la “femmena dalla dolce voce” per la quale “riposar non pote”, che in verità è Benedicta, una giovane prostituta che assieme a Eufelide e Fiorina lavora al castello “della Bernarda” di proprietà di Aldobranda, donna dall’equivoca reputazione, con il suo sottomesso marito Markelio.
Se lo scopo di Cervantes fu il sottolineare l’inadeguatezza degli intellettuali dell’epoca a fronteggiare i nuovi tempi che correvano in Spagna in un periodo storico caratterizzato dal materialismo e dal tramonto degli ideali e contraddistinto dal sorgere della crisi, indubbiamente possiamo notare che oggi nulla è cambiato e l’attualità con i nostri tempi è disarmante.
La presentatrice storica della rassegna teatrale cuprense Angela Cesarini, dopo la consegna dei fiori alle attrici, ha lasciato il microfono alla coordinatrice della compagnia Federica Cirilli che ha detto:
“Con orgoglio posso affermare la mia grande soddisfazione per aver avuto testimonianza del grande potere di aggregazione della nostra associazione, i nostri attori provengono da diverse compagnie e diverse regioni e per far conoscere alle altre compagnie l’importanza di un’esperienza vissuta per ben due anni senza un minimo di attrito, di rivalità, e mancanza di rispetto. Un grazie sentito a tutti”.
Presenti alla serata, oltre al pubblico intervenuto, gli amministratori comunali.
Interpreti della serata: Alberto Perticarini nella veste del mitico Cavaliere errante, gli scudieri Cesare Bordo e Gabriele Mancini, la fantastica veggente Mugia Bellagamba, il doppio ruolo Benedicta\Dulcisdea è Eleonora Peroni, Orietta de Grandis è Aldobranda e Claudio Belfiori suo marito oste, le due donne allegre rispettivamente Fiorenza Fiorani e l’eccezionale GianMarco Capecci e Dante Ricci nelle vesti di Pipino lo Corto.

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