SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Riceviamo e pubblichiamo una lettera ricevuta da Nazzareno Torquati, ex assessore al Comune di San Benedetto, in merito al precedente articolo sulla “Grande Città” pubblicato dal direttore Nazzareno Perotti.

Gentile Direttore,
il tuo intervento mi stimola ad ampliare il concetto in termini di fattibilità non più relativa all’ unione dei comuni in una sola città grande ma bensì con la costituzione, inizialmente ideale e subito dopo operativa, di un’Area Metropolitana o Città Metropolitana attualmente contemplata dalla Legge italiana per alcune città, ma non ancora attivata  e che dovrebbe sostituirsi alle Province ormai istituzioni prive di senso e di necessità.
Ecco, iniziare ad operare su questo obiettivo significa già nell’immediato operare uno scatto in avanti del dibattito politico locale impantanato in una mediocrità e luoghi comuni infiniti che allontana dall’ impegno le migliori e  creative menti della nostra comunità.
In questo modo anche il più piccolo comune aggregato avrebbe la forza e le capacità del più grande ed il più grande avrebbe una complessità di argomenti oggi  negati.
Ti faccio un esempio: San Benedetto non è mai entrato in merito alla gestione delle zone industriali limitrofe nonostante che almeno quattromila suoi cittadini trovino in esse impiego e reddito  e che buona parte dei titolari vi risiede.
In una prospettiva di Area Metropolitana ne avrebbe pieno titolo e potrebbe dotarsi di un Piano Strategico di sviluppo insieme ai Comuni aggregati con la forza  e l’ autorità ad essi precluse.
Questo esempio poi potrebbe essere esteso a tutte le forme amministrative ed in primo luogo a quello urbanistico e alla viabilità.
Un Piano Regolatore di Area è il sogno che ci portiamo dietro da decenni ed in questo contesto si possono anche azzardare ulteriori insediamenti anche in aree fortemente antropizzate come quella sambenedettese.
Ma per farlo occorre che i cittadini acquisiscano una nuova cultura della partecipazione e della appartenenza, fattori indispensabili per uscire fuori da una società arretrata ed entrare nella società della conoscenza.
Da qui una assoluta necessità di avere due nuovi strumenti di analisi della situazione vista l’assoluta ignoranza in materia delle varie aggregazioni politiche che si affacciano alla competizione elettorale: una banca dati disaggregata del livello socio economico e un approfondito report antropologico esistente nella nostra area per capire chi eravamo, chi siamo e cosa possiamo diventare.
Il non capire questo il non rendersi conto che il nostro futuro passa su questi argomenti significa il perpetuarsi di una politica dozzinale con l’ arroganza degli incompetenti.

Copyright © 2017 Riviera Oggi, riproduzione riservata.
(Letto 608 volte, 1 oggi)