SAN BENEDETTO DEL TRONTO – “Ebbi una rivelazione:questo mondo era maschile, la mia infanzia era stata nutrita da miti forgiati dagli uomini e io non avevo reagito, come se fossi stata un uomo. Mi appassionai tanto da abbandonare il progetto di una confessione personale, per occuparmi della condizione femminile in generale” ( da “Il secondo Sesso” di Simone De Beauvoir)

Domenica 13 febbraio a San Benedetto, come in diverse città italiane, il “sesso debole”, spogliato ormai dal concetto radicalizzante di “femminismo”, manifesterà il proprio dissenso, verso l’arcaica abitudine di considerare ancora la donna come un oggetto. Si partirà alle ore 10:30 dalla statua della “Sibilla” in viale De Gasperi, per arrivare in viale Secondo Moretti.

Ieri, oggi e si presume anche domani, la riflessione sulla questione della donna è sempre in evoluzione e si dimostra in tutta la sua stringente attualità. Nel ’68 le donne scesero in piazza, per far valere i propri diritti di parità con il “sesso forte”.

Oggi nel 2011, si sente ancora bisogno di ribadire il concetto, non ancora completamente acquisito dalla società odierna.

“In Italia la maggioranza delle donne lavora fuori o dentro casa, crea ricchezza, cerca un lavoro (e una su due non ci riesce), studia, si sacrifica per affermarsi nella professione che si è scelta, si prende cura delle relazioni affettive e familiari, occupandosi di figli, mariti, genitori anziani. Tante sono impegnate nella vita pubblica, in tutti i partiti, nei sindacati, nelle imprese, nelle associazioni e nel volontariato” commenta il comitato “SeNonOraQuando?”, organizzatore della manifestazione

Per il comitato, questa ricca e varia esperienza di vita è cancellata dalla quella che definiscono, ripetuta, indecente, ostentata rappresentazione delle donne come nudo oggetto di scambio sessuale, offerta da giornali, televisioni, pubblicità. Una cultura diffusa propone alle giovani generazioni di raggiungere mete scintillanti e facili guadagni “offrendo bellezza” al potente di turno, disposto a sua volta a scambiarle con risorse e ruoli pubblici.

Senza quasi rendercene conto, abbiamo superato la soglia della decenza. Il modello di relazione tra donne e uomini, ostentato da una dalle massime cariche dello Stato, incide profondamente negli stili di vita e nella cultura nazionale, legittimando comportamenti lesivi della dignità delle donne e delle istituzioni ”concludono gli organizzatori della manifestazione.

Il comitato chiede a tutte le donne, senza alcuna distinzione, di difendere il valore della loro dignità, partecipando all’evento

Chiudiamo con un motto che potrebbe, forse ispirare questo nuovo movimento “Siate donne, restate donne, diventate donne”.

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