SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Asiatica, spagnola, australiana, suina. Negli ultimi cento anni l’influenza ha causato decine di milioni di vittime, più delle guerre, delle rivoluzioni, dell’olocausto messi assieme. Il paragone è impietoso ma serve per dare un ordine di grandezza del fenomeno. Scienziati inglesi dell’Università di Oxford guidati da Sarah Gilbert hanno pubblicato, sul primo volume del 2011 di Clinical Infectious Diseases, le evidenze di una brillante ricerca sul fronte degli antinfluenzali: attraverso una nuova tecnica hanno sviluppato un vaccino capace di immunizzare gli esseri umani contro un’ampia varietà di virus.

Infatti “il principale problema che si incontra ogni anno è la presenza di molti diversi ceppi che non fanno altro che mutare e dunque la ricerca ha difficoltà a rimanere al passo”: lo dichiara Adrian Hill, direttore dello Jenner Institute di Oxford e specializzato in immunologia. In altre parole i pazienti muoiono prima che la scienza riesca ad individuare, isolare il virus e produrre un vaccino. Il periodo di tempo per giungere ad un vaccino contro l’influenza stagionale è di circa quattro mesi.

La scoperta della Gilbert consiste nell’aver individuato due proteine all’interno del virus che sono sostanzialmente simili tra ceppi diversi e tendono a non modificarsi nel corso del tempo. Il vaccino è già stato provato con successo sulla pelle di pazienti volontari. Si capisce dunque la portata della novità: una maggiore efficacia e una maggiore durata nel tempo del vaccino che generano un risparmio di tempo e di denaro per combattere virus diversi tra loro.

Copyright © 2017 Riviera Oggi, riproduzione riservata.
(Letto 80 volte, 1 oggi)