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GROTTAMMARE – Sequestro giudiziario per una prestigiosa villa a Grottammare. Le Fiamme Gialle del Nucleo di Polizia Tributaria di Ascoli Piceno hanno eseguito martedì il provvedimento del Giudice per le Indagini Preliminari del Tribunale di Ascoli Piceno.

Indagato G.R., di trentasette anni di Grottammare, che secondo le indagini avrebbe truffato i propri soci, comprandosi la villa e altri beni di lusso rubando un milione di euro dalle casse della società. Società che poi, proprio a causa di queste truffe,  è andata incontro al fallimento, quando in precedenza era  attiva e florida nonostante operasse in un settore in crisi come quello edilizio. Nello specifico si occupava delle forniture di ferro per cemento armato, con una struttura operativa situata nel maceratese.

La denuncia è stata presentata dagli altri cinque soci, che si sono accorti della truffa quando hanno visto che i fornitori non davano più le merci perchè non venivano pagati.

L’immobile sequestrato , dotato di piscina e arredi esclusivi, secondo le indagini condotte dai militari su delega della Procura di Ascoli sarebbe stato acquistato con proventi illeciti, frutto di sottrazioni fraudolente a danno di una società che la persona indagata per i fatti ha in precedenza co-amministrato.

Titolare dell’inchiesta è il Pm Carmine Pirozzoli, mentre il Procuratore Michele Renzo ha firmato la richiesta di sequestro, convalidata dal Gip Carlo Calvaresi.

Le indagini sono state avviate proprio a seguito del fallimento della società, decretato con sentenza del Tribunale di Ascoli Piceno nell’anno 2009, per effetto del ricorso presentato dalla restante compagine del Consiglio di Amministrazione, in considerazione che le cause del dissesto non erano da individuarsi in fattori di carattere economico (in altri termini, non vi era stato un calo delle vendite), bensì in quelli finanziari, quale conseguenza di una forte crisi di liquidità, essenzialmente determinata, come accertato nell’ambito delle indagini, dall’illecita sottrazione di circa 1 milione di euro dalle casse della società da parte del citato indagato, dimessosi prima del default.

La fraudolenta appropriazione è risultata essere stata attuata dal soggetto mediante una duplice procedura: in primo luogo, attraverso la creazione e la contabilizzazione, nei registri della società, di false fatture di acquisto al fine di appropriarsi dei pagamenti destinati ai fornitori e, in secondo luogo, mediante l’imputazione, a carico della stessa ignara società, dei costi relativi alla costruzione di una villa personale di assoluto pregio e dotata di ogni confort, ubicata sulle colline di Grottammare (AP), e l’acquisto di una Ferrari “F 131”, quest’ultima del valore di quasi 113 mila euro.

In definitiva, il soggetto risulta indagato per bancarotta fraudolenta patrimoniale aggravata (per le ipotesi distrattive menzionate), bancarotta fraudolenta documentale (perché in qualità di consigliere del CdA e amministratore, teneva le scritture contabili in modo da non permettere la reale ricostruzione del patrimonio della società fallita), bancarotta fraudolenta dolosa e aggravata (in quanto, sottraendo illecitamente ricchezza alla società, cagionava o concorreva a causarne deliberatamente il fallimento), dichiarazione fiscale fraudolenta mediante uso di fatture false, falso in scrittura privata (false sottoscrizioni di “girata” di assegni).

Sono attualmente in corso di esecuzione apposite perquisizioni  a San Benedetto del Tronto (AP) e Grottammare (AP) presso due residenze private, uno studio professionale e una società.

Le attività continuano ora attraverso la disamina delle diverse posizioni bancarie individuate dai militari, finalizzate alla ricerca di ulteriori elementi utili ad acclarare un potenziale ruolo attivo, nella perpetrazione degli illeciti, da parte di altri soggetti.

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