SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Referendari alla carica, alla vigilia del consiglio comunale del 4 febbraio che deciderà se e quando indire il referendum consultivo sulla Megavariante.

Giovedì mattina in Comune alcuni esponenti del Comitato Prg a Crescita Zero hanno rivendicato la “qualità” di tutte le 4300 firme raccolte. Da molte parti, infatti, si sono lanciate critiche sul fatto che il quesito non fosse completo in quanto non indicava le opere pubbliche a carico dei privati da offrire in cambio delle volumetrie, o sul fatto che essendo la questione complessa sarebbe stato ben difficile spiegarla in strada mentre la gente va a passeggio, oppure sul fatto che molti cittadini ancora intendono la “Megavariante” come la Variante collinare (la bretella, la strada insomma) piuttosto che una operazione urbanistica.

“Noi non abbiamo merce di scambio, abbiamo solo creato fiducia nei cittadini che si fermavano con noi a parlare per strada durante la raccolta firme”, dice Riego Gambini. “Ogni firma, ogni singola firma, è stata conquistata con il dialogo, parlando anche un’ora di fila con la stessa persona”.

Daniele Primavera, consigliere comunale di Rifondazione e parte attiva nel Comitato, aggiunge: “Il sindaco ha promesso mare e monti agli elettori e non ha realizzato nulla, poi viene a dire a noi che abbiamo rubato le firme approfittando della credulità o ingannando i cittadini? Senti chi parla! Su queste basi allora mandiamo in soffitta la democrazia, teniamoci un monarca che tanto la gente non capisce nulla… Ma per favore. E comunque, noi siamo ancora convinti che è davvero paradossale che venerdì bisognerà decidere se fare o meno un referendum che chiede di esprimere un giudizio su una operazione urbanistica che discende da un atto di indirizzo ormai morto, visto che l’area per la Fondazione Carisap è stata trovata in altre maniere” (ancora non è giunta la risposta dall’ente bancario circa la realizzazione di un campus scolastico in via Togliatti, ndr).

Emidio Girolami, da parte sua, afferma con la sua usuale caparbia: “Noi questo referendum lo vogliamo fare, non sentiremo ragioni. Vogliamo vedere chi ce lo impedirà, e in quel caso l’ortaggio tornerà utile…”. Fuor di metafora, una non indizione del referendum stando alle sue parole potrebbe anche dare impulso a forme di protesta “creative”.

Luca Spadoni, candidato sindaco di Sinistra Ecologia e Libertà e anch’egli esponente del Comitato, mette in campo la possibilità di scrutatori volontari in modo da risparmiare sui costi del referendum, paventati da alcuni esponenti Pd in circa 160mila euro. “Ringraziamo, davvero, il buono e corretto operato dell’ufficio elettorale del Comune. Secondo noi una data giusta potrebbe essere quella del 13 marzo, visto che nella fascia fra i 50 e i 60 giorni prima delle elezioni amministrative non si possono fare i referendum”

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