SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Evviva i funai. Mestiere antico come pochi, dimenticato, duro. San Benedetto ha ricordato, nel giorno del santo protettore, San Biagio, questa figura oramai mitica – per quanto soggetta ad uno sfruttamento lavorativo che è doveroso ricordare. Oggi, 3 febbraio, l’annuale cerimonia dell’amministrazione si è tenuta nella pineta realizzata pochi anni fa a nord del Ballarin dall’assessorato all’Ambiente e che, in questa occasione, è stata dedicata proprio ai funai. Un luogo che in passato era brulicante di ruote e attrezzi che i funai, spesso bambini o giovanissimi adolescenti, utilizzavano, per molte ore al giorno, d’inverno e d’estate. Un’area dove ancora oggi si trovano alcuni funai e soprattutto le aziende che hanno ereditato e trasformato quella professione, realizzando cavi in acciaio, uno dei settori in cui San Benedetto è ancora ai vertici della produzione nazionale.

Quest’anno sono stati “premiati” con medaglia e attestato i funai Marino Bruni, Mario Luciani, Ilario Persiani, Mirella Romani (figlia di Alfonso, uno degli inventori della “macchinetta” che automatizzò parte del duro lavoro dei funai), e infine Wladyslaw Welke, tra i soldati polacchi che entrarono a San Benedetto nel giugno 1944 a ridosso della libertà conquistata dai partigiani, e poi integratosi così tanto in città, da svolgere per vent’anni il più tipico lavoro locale, strettamente connesso con la vita della marineria. Per la prima edizione della ritrovata “Festa dei funai” fu il Comune stesso a cercare vecchi ragazzi che avevano “girato la ruota”, ma già dalla seconda edizione molti anziani si sono “segnalati”, in vista di questa ricorrenza.

La cerimonia di quest’anno cade in un momento particolare, dal momento che domenica prossima, 6 febbraio, verrà inaugurato a San Benedetto il “Museo della Civiltà Marinara delle Marche”, in alcuni locali del Mercato Ittico, con molti cimeli e attrezzi donati dagli stessi cittadini, e una sezione specificamente dedicata proprio ai funai.

Durante la cerimonia di stamattina, come pure avviene ogni anno, è stato ricostruito il “sentiero del funaio”, ed è stato dato un saggio di come si svolgesse questo lavoro. “Antichi” funai come Francesco Bovara, Gabriele Ciabattoni, Dino Curzi, Domenico Nico, Benedetto Pignotti, Giuliano Zazzetta hanno filato la canapa, con la ruota e gli attrezzi originali che alcuni di loro conservano gelosamente.

Tra i momenti più  interessanti e toccanti della cerimonia l’intervento dello storico Gabriele Cavezzi, che ha evocato alcuni aspetti della vita dei funai, e ricordato come i sambenedettesi esportarono questa professione in Italia e all’estero, dalla Romagna a tutto il Mediterraneo al sud America, dove ancora oggi vivono i discendenti di quegli emigrati. Inoltre le poesie dialettali di Giovanni Quondamatteo, vecchio marinaio egli stesso, dedicate ai funai e ai pescatori.

Alla cerimonia sono intervenuti il vicesindaco Antimo Di Francesco, che ha sottolineato il profondo significato della ricorrenza e dell’epopea dei funai, l’assessore alla Cultura Margherita Sorge, la presidente del Consiglio comunale Giulietta Capriotti, l’assessore alle Politiche del mare Settimio Capriotti, la presidente del Circolo dei Sambenedettesi Benedetta Trevisani, le autorità, i funai, e don Armando Moriconi, parroco della parrocchia della Madonna della Marina, che oggi pomeriggio celebrerà alle 17:30 la messa, per la tradizionale chiusura della “Festa dei Funai”.

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