SAN BENEDETTO DEL TRONTO – L’Ipssar “Buscemi” e l’Associazione Italiana Agricoltura Biologica (Aiab) assieme per promuovere i prodotti biologici dell’agricoltura picena.

Venerdì 4 febbraio una cena ad invito con autorità e associazioni di categoria presso i locali dell’Istituto Alberghiero, il 5 e il 6 un mercatino aperto al pubblico presso la piazzetta “Andrea Pazienza”, nell’ex mercatino del pesce.
La docente Tiziana Ficcadenti, presidente del consiglio d’Istituto e promotrice della tre giorni assieme alla docente Rossella Tomassetti, afferma: “Vogliamo che i produttori di qualità siano un valore aggiunto e degli interlocutori della nostra scuola. E poi intendiamo, con questa cena e con gli eventi che seguiranno, mostrare la professionalità che si forma all’Alberghiero, educare alla cittadinanza, alla sostenibilità dell’agricoltura e dell’alimentazione, tematiche che torneranno utili anche per progetti internazionali. E poi stiamo portando avanti altri impegni, come la campagna del Sos Missionario per l’uso dell’acqua potabile nelle scuole, oppure con la Protezione Civile, con la quale stiamo organizzando un corso sulla cucina di emergenza”.
Enzo Malavolta, consigliere dell’Aiab e titolare di una impresa agricola biologica a Campofilone, mette in luce l’esigenza di far crescere la consapevolezza dei consumatori verso un tipo di agricoltura che coniuga salubrità e proprietà organolettiche superiori.

Costa di più al consumatore finale? In un certo senso non è vero, visto che acquistando ortaggi dalla grande distribuzione il consumatore si ritrova nel prezzo d’acquisto anche il valore dell’invenduto, che c’è sempre in quanto esiste l’esigenza di non lasciare mai sguarniti e mai non pienissimi gli scaffali espositivi. Tesi questa ribadita dal docente Ipssar Francesco Felix, che coordinerà i lavori di sala degli studenti per la cena evento assieme all’altro docente Maurizio De Renzis.

“Per la fine dell’anno prossimo – dice il professor Felix – pubblicheremo un testo sul biologico delle Marche, con ricette nostre, dell’Ipssar, e poi revisioni e correzioni della cucina povera del nostro territorio”

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