Premio giornalistico. Bellissima conviviale domenica sera presso il rinomato ristorante rivierasco Il Pescatore, in occasione del terzo premio letterario dedicato ai giornalisti della Riviera delle Palme e al miglior articolo del 2010. Primo premio una meravigliosa vacanza.
Stavolta l’oscar è andato a Franco Cameli, noto giornalista del centenario quotidiano Il Messaggero per un articolo critico sull’accordo mai raggiunto, tra Comune di San Benedetto del Tronto e la Fondazione Carisap, per la realizzazione della cosiddetta Grande Opera.
Premiati anche Rosita Spinozzi per la cultura e per l’ennesima volta (con il solito plebiscito di voti) il veterano Pasquale Bergamaschi con la dicitura “il giornalista in grado di incidere, più di altri, con la sua penna sulla nostra comunità“.
Premi o sperticati elogi anche a moltissimi altri, tra i quali uno alla trasmissione televisiva Ballarò per aver risposto (o chiarito) in diretta Tv ad alcune obiezioni di Pasqualino Piunti sul caso della strada Bonifica (su quest’ultima cosa, soltanto su questa, mi permetto di aggiungere che la scelta è stata di un provincialismo più unico che raro, un vero record difficile da battere).
E’ la cronaca del premio riportata oggi, con tanto di foto, sulle pagine locali di Resto del Carlino e Corriere Adriatico; manca il nostro racconto personalizzato perché, nonostante si sia trattato di un premio giornalistico, Riviera Oggi, il giornale sambenedettese più letto e commentato della Riviera delle Palme (senza tema di smentite), non è stato volontariamente invitato alla serata e quindi prendiamo per buone le cronache altrui.
Quest’anno, quindi, nessuna voce fuori dal coro: Riviera Oggi, nelle due precedenti edizioni del Premio “Novemi Traini”, si era permesso di esprimere il proprio giudizio libero da condizionamenti.
Mentre aspetto le scuse (che accetterei) per il mancato invito da parte di patron Calvaresi, lo ringrazio per aver tracciato un solco ben evidente tra stampa piatta e stampa.
Mi viene in mente, infatti, che quando non c’era Riviera Oggi era molto più semplice incidere sulle teste dei miei malcapitati concittadini. Evidentemente Calvaresi, da nostalgico, ha voluto tentare un ritorno al passato.

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