SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Ennesimo processo nei confronti del marinaio sambenedettese che dal 2006 al 2009 avrebbe stretto nella morsa del terrore i propri familiari. Il 21 settembre del 2010 è stato condannato in primo grado a 3 anni per minacce e danneggiamento, ma i problemi giudiziari a suo carico non sembrerebbero del tutto terminati.
Il primo febbraio la corte del Tribunale di San Benedetto infatti si è riunita nuovamente per stabilire eventuali altre responsabilità imputate all’uomo per fatti risalenti al biennio 2008-2009. Secondo le testimonianze rese in aula, avrebbe distrutto un portone e minacciato di morte i vicini di casa dei suoi parenti. Il caso verrà ripreso nei prossimi mesi.

Quello di A.F., marinaio sambenedettese di quarant’anni, è un curriculum sicuramente impressionante dal punto di vista giudiziario. Infinite denunce, carcerazioni e condanne che nel tempo gli hanno concesso “honoris causa” l’epiteto di “violento”.

Dopo anni di udienze che hanno condannato le sue gesta per fatti criminosi nei confronti della sua famiglia, la Corte rivierasca ha ripreso in mano l’ennesimo procedimento in suo carico che riguarderebbe proprio la distruzione di un portone e svariate minacce di morte nei confronti di alcuni vicini di casa della madre e dello zio.

Sul caso sono stati chiamati a testimoniare le parti lese: il proprietario dell’appartamento dove la mamma risulta locataria, un condomino dello stesso stabile e un vicino di casa dello zio che durante la sua deposizione ha confermato le numerose gesta del “violento” .

Durante il dibattimento il proprietario dell’appartamento dove vive la madre dell’imputato ha ritirato la querela, di fatto aveva solo rotto un portone che repentinamente fu rimesso in sesto, mentre le altre due parti lese al processo sembrerebbero intenzionate a non rimettere querele chiedendo giustizia.

Non mancheranno aggiornamenti. Il caso verrà ripreso dalla corte del Tribunale di San Benedetto nei prossimi mesi.

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