ROMA – “Se mi cacciano dal Pdl? Posso usare una espressione poco ortodossa: non me ne può fregare di meno“: Sara Giudice, venticinque anni, consigliere di zona del Pdl a Milano non mostra timore rispetto alla tempesta che il partito gli sta scatenando contro da quando, da sola, ha iniziato una raccolta firme per che, nel momento in cui scriviamo, ha raggiunto le 6.888 firme. Sara Giudice contesta il “metodo Minetti”, dall’ex igienista dentale divenuta consigliere regionale lombarda su espressa indicazione di Silvio Berlusconi, candidata nel listino “sicuro” del presidente lombardo Formigoni.

Sono le primarie non per scegliere semplicemente un candidato, ma per scegliere quale generazione di giovani vogliamo portare avanti, una generazione di Minetti-Ruby-Macrì oppure di chi con fatica ad inserirsi nel mondo del lavoro e della società decide di impegnarsi in politica senza cercare scorciatoie ma con ideali e con etica politica“: si legge nella petizione. Impossibile non riconoscere, in una siffatta idealità, delle ovvie ragioni; eppure…

“La strategia nei miei confronti è chiara, si cerca di attuare il cosiddetto “metodo Boffo“, ovvero screditare me e la mia famiglia e non contrastare, eventualmente, le mie idee e le mie posizioni”. La giovane milanese, infatti, precisa che fino a questo momento “non ho avuto alcuna risposta di tipo strettamente politico”, mentre “attraverso delle chiacchiere e basse dicerie qualcuno nel Pdl paventa che io abbia ottenuto in malo modo dei lavori alla Provincia di Milano, quando la verità è che io ho rifiutato un lavoro alla Provincia di Milano a 1.400 euro al mese mentre, nella mia attuale occupazione, guadagno 600 euro mensili” (Sara Giudice lavora nel settore marketing di una impresa multinazionale, ndr). “Cercano di farmi passare come una donna non credibile” aggiunge.

Eppure Sara Giudice sarebbe una ragazza modello per un partito quale il Pdl: suo padre Vincenzo è consigliere comunale del Pdl, lei stessa è stata iscritta fin dai 18 anni in Forza Italia e poi nel Pdl dal momento della sua fondazione. “Mio padre ha sempre appoggiato la mia autonomia decisionale anche se, ovviamente, in questo momento è dispiaciuto della reazione del partito nei miei confronti e si interroga su quel che sta avvenendo”. Intorno, intanto, il Pdl lombardo è in fermento: Guido Podestà, presidente della Provincia di Milano, si è dimesso da coordinatore lombardo, ufficialmente per gestire meglio l’incarico amministrativo.

Conosci Nicole Minetti? Hai mai parlato con lei?
“No, non la conosco – continua Sara Giudice – e ci tengo a precisare che non ho nulla contro di lei e contro la sua persona, il problema è l’immagine che attraverso di lei il Pdl sta trasmettendo a tutte le donne italiane. Ma noi non siamo tutte così, non contano soltanto certi requisiti per andare avanti”.

La tua raccolta firme è stata un successo sia tra gli elettori del Pdl ma anche negli altri partiti. In particolare in Lombardia molti gruppi di Futuro e Libertà sembrano indicarti come un esempio. E’ così?
“La cosa più bella che ho riscontrato con questa mia iniziative è la caduta di tutti gli steccati tra i partiti. I giovani di tutti i gruppi, dal Pdl all’Udc, dal Pd a Fli si stanno riconoscendo in questa mia richiesta ideale e di etica. E’ davvero bellissimo trovare sostegno in questo modo”.

Accusare di “metodo Minetti” il Pdl significa soprattutto accusare Silvio Berlusconi, il suo fondatore, di gestire il partito in questo modo. Non ti senti in contraddizione dopo tanti anni di militanza nel Pdl e prima in Forza Italia?
“Assolutamente no, in contraddizione si dovrebbero sentire quelle persone che mi hanno parlato per anni di ideali e di programmi e di obiettivi da raggiungere e che poi, invece, li hanno evidentemente traditi in questa maniera. Io ci ho creduto e ci credo ancora”.

Però il Pdl, in maniera compatta, afferma che la tua iniziativa non rispecchia quella dei giovani del resto del partito. Temi che si possa arrivare ad una tua espulsione?
“In questo momento non me ne può fregare di meno e aggiungo: potrebbe accadere che io abbandoni il partito ancor prima che loro prendano qualche decisione in tal senso”.

Si può essere, nell’Italia del 2011, donna e di destra, con orgoglio e senza timore di esprimere una propria critica al “capo” del proprio partito? Sara Giudice sembra testimoniarlo.

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