GROTTAMMARE – Secondo il parere della consulente Marina Diomedi, depositato da un anno presso la Procura della Repubblica di Fermo, nei confronti degli ultimi due sindaci di Grottammare (Massimo Rossi e Luigi Merli) potrebbe configurarsi l’accusa di abuso di ufficio in relazione alla annosa vicenda dell’eredità Ottaviani.
Ma il presunto reato, ad ogni modo, sarebbe già prescritto. Il sindaco Luigi Merli, da parte sua, dice a chiare lettere che ritiene di meritare una archiviazione piena e nel merito, a prescindere dalla prescrizione.

“In questi giorni, la maggior parte delle 11 persone sottoposte ad indagine, facenti parte dell’allora Consiglio comunale – spiega il sindaco Luigi Merli – hanno riferito al Giudice per le indagini preliminari Amato di non volere la chiusura per prescrizione, ma la chiusura per la motivazione che non sussiste nulla di irregolare. Ci siamo così resi disponibili a fornire documenti e ad essere ascoltati. Il Giudice si è riservato qualche giorno per decidere”.

“Il Consiglio Comunale – aggiunge Merli – diede soltanto un parere favorevole. L’effettivo cambiamento allo statuto dell’Istituzione Povera Costante Maria, presentato dall’Istituzione stessa, fu fatto dall’allora Presidente della Regione Marche D’Ambrosio, oltretutto magistrato, con un decreto. L’allora consiglio comunale di Grottammare, quindi, espresse semplicemente ed esclusivamente un parere sulla proposta di un’eventuale modifica dello statuto, materia di competenza regionale e regolarmente poi approvata dalla Regione Marche”.

Il fulcro della questione, più volte sviscerato sulle pagine di Riviera Oggi (clicca sul tag “eredità Ottaviani”), sta anche nel fatto che proprio nel testamento di Ottaviani si legge che nel caso non sussistano più le condizioni il lascito rimarrebbe “al Comune di detto Paese di S. Benedetto del Tronto per impiegarlo a pro della pubblica beneficenza di quel luogo nel miglior modo, colla direzione dell’Autorità Ecclesiastica e dei rappresentanti municipali”.

“Ma l’Istituzione non è gestita dal Comune – dice Merli – l’Opera Pia vede tre membri nominati dal Vescovo e due dal consiglio comunale, è quindi il Vescovo che nomina i suoi rappresentanti, fra cui il presidente, la gestione rimarrebbe comunque episcopale”.

Ora, in sostanza, il giudice dovrà decidere se accogliere o meno il ricorso avverso la prescrizione presentato nel febbraio scorso dal cittadino Pierluigi Mecozzi. Uno di coloro che sostiene che il Comune di Grottammare non avrebbe adempiuto alle volontà testamentarie, per cui il patrimonio dell’eredità Ottaviani dovrebbe andare al Comune di San Benedetto.

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