SAN BENEDETTO DEL TRONTO – E’ stato un grande allenatore. Il migliore per la categoria. Ma qui a San Benedetto non sembra andargli bene: due vittorie (contro il Miglianico, sfortunato, e contro il Rimini, in dieci per 80 minuti), tre sconfitte (senza attenuanti a Forlì, rabbiosi col Teramo, sfortunati ma anche indisponenti col Fossombrone) e due pareggi (giusto, nonostante l’arbitraggio, con la Civitanovese; sciupone ma con arbitraggio benevolo mercoledì scorso col Cesenatico).

E al di là dei risultati, non è cambiato nulla rispetto alla gestione Giudici e anche a quella Palladini – pur se breve, i problemi difensivi ci sono sempre stati. Perché, dunque, siamo più duri con Boccolini che con i precedenti? I motivi sono due: Palladini è durato soltanto tre partite, nessuna giocata al Riviera delle Palme, e nessuna persa. Non che non abbia commesso errori: ha sbagliato – lo ripetiamo – a dimettersi, così ha ammesso le sue eventuali responsabilità. Ha sbagliato anche questa estate, ovviamente, a valutare i giocatori messi alla sua disposizione (l’argentino Bianchi, presentato come un fuoriclasse per la categoria, e soprattutto il parco under e il portiere Lima, tutti inadeguati ad una formazione che vuole vincere il campionato).

Discorso simile anche se diverso per Giudici: ha subito capito i punti deboli della squadra, ha sperato che la Samb tenesse grazie ai colpi di Pazzi e Di Vicino. E infatti quando il primo è stato disponibile la Samb ha vinto o comunque ha recuperato le posizioni di classifica (Venafro, Luco Canistro, Jesi). Poi si sono eclissati, per problemi fisici (lo stesso Di Vicino, bloccato con Real Rimini). In sua assenza la squadra è andata alla deriva. Nel frattempo, però – a novembre – veniva ridisegnata completamente la squadra. Giudici non faceva in tempo a usufruire dei nuovi arrivati che si dimetteva a sua volta.

A questo punto arrivava Boccolini che se da una parte non aveva richiesto i giocatori già arrivati, chiedeva però un rinforzo difensivo, Porpora. La questione under restava parzialmente irrisolta: o perché deludevano ancora (Di Gioacchino, De Nigris ad esempio), o perché si continuava a puntare su un portiere (Bortone, Turbacci), e quindi i due terzini e la coppia D’Angelo-Grieco, senza nessuna alternativa negli altri ruoli di centrocampo e attacco. Cuccù, ad esempio, non ha in rosa giovani che lo possano sostituire. Colpa di Boccolini? Colpa di Spadoni?

Sta di fatto che il Boccolini delle ultime giornate appare molto simile al Giudici di Città Sant’Angelo, quando forse per la prima volta commise degli evidenti errori. Salvagno sta male, e gioca; De Rosa sta bene, e va in panchina. Caligiuri gioca bene, è un esterno d’attacco, e va in panchina. De Rito e Covelli giocano male, sono due centravanti, e vengono alternati anche sulla fascia. Bertone è un rischio, e gioca. Chessari sta in panchina. E poi: 4-2-3-1 con tre attaccanti su quattro (Covelli, Di Rito e Di Vicino) che per forza di cose non aiutano in fase difensiva.

La speranza, a questo punto, dato che Boccolini ha già fallito l’operazione di avvicinamento sognata ad inizio dicembre, e sta fallendo anche una ipotesi di aggancio ai play-off, e anzi il rischio sono i play-out a quattro punti (con Fossombrone e Cesenatico si è creato tanto, ma sono formazioni di bassissima classifica…), è di un vero miracolo. Qualcosa deve cambiare, perché perseverare con questa formazione è troppo rischioso.

Se dovesse andare male anche a Venafro il futuro di Boccolini sarebbe segnato. Ma per una società di Serie D costretta a cambiare così tanti allenatori, forse, una volta ancora, sarebbe meglio farsi da parte piuttosto che sfidare l’esonero.

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