SAN BENEDETTO DEL TRONTO –  Giovedì mattina è arrivata la sesta firma autografa sul documento che chiedeva di convocare il consiglio comunale entro venti giorni per indire il referendum consultivo sulla Megavariante. Mancava la firma di Nazzareno Menzietti (gruppo misto), da aggiungere a quelle apposte il giorno prima da Giorgio De Vecchis (Fli), Luca Vignoli (Pdl), Giuseppe Nico (Udc), Mario Narcisi (socialista indipendente) e Daniele Primavera (Rifondazione), quest’ultimo il “motore polemico” dell’iniziativa (clicca qui).

L’esponente della sinistra radicale aggiunge una nota all’arsenico: “A questo punto il consiglio comunale deve essere obbligatoriamente convocato come da regolamento, entro 20 giorni, per indire il referendum. Non posso che augurarmi tempi ancora più brevi, dal momento che la prima data utile per il consiglio è il 24 Gennaio. Ma sono sicuro, purtroppo, che le furbizie della maggioranza porteranno a una convocazione più lontana nel tempo, nel vano tentativo di non prendere una posizione chiara sulla Maxivariante e nascondendo così le proprie lacerazioni interne”.

Da parte loro, i consiglieri comunali del Pd, per voce di Fabio Urbinati, hanno espresso questa posizione (qui la sintetizziamo, qui su Rivieraoggi.it il servizio video con la nostra chiacchierata-confronto con Urbinati, in cui affrontiamo più analiticamente questo tema): “Noi del Pd non siamo contrari al referendum, rispettiamo molto i firmatari, non ne temiamo l’esito che accetteremmo come accetteremmo l’esito delle elezioni. Semplicemente non comprendiamo il motivo di tale fretta, quando il quesito ancora deve essere ben formulato, sulla proposta Sps-Pennile-Area Mare manca ancora il preliminare parere degli uffici tecnici sulla sua effettiva rispondenza al bando, con i tempi tecnici si rischia di non poter fare comunque questo referendum prima delle elezioni. Il Comune spenderà 160mila euro per indire il referendum, dunque ponderiamo bene come farlo al meglio”.

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