SAN BENEDETTO – Esordisce David Piccinini, funzionario della Regione per la Valutazione di Impatto ambientale.
Presente Davide Usberti, amministratore delegato della Gas Plus Storage.
Piccinini inizia: “Si stanno completando i passaggi amministrativi, uno interessa la Regione Marche. Ci sembra corretto presentarla alla collettività. La legge sulle valutazioni ambientali lo prevede. Abbiamo stirato i termini per dare più tempo alle osservazioni. È un procedimento prettamente tecnico, non di opportunità politica”.
Ore 18 e 56 architetto della Regione Velia Cremonesi: “La politica nazionale punta su questi depositi per evitare i rischi di blackout, diversificare i punti di approvvigionamento, nel nord Italia si fa da tempo. La Gas Plus si è aggiudicata la procedura per aggiudicarsi la concessione. È in joint venture con Acea e Gas de France. La concessione definitiva spetta al ministero per lo Sviluppo Economico, il primo semaforo verde sarà la valutazione di impatto ambientale (Via) competenza del ministero dell’Ambiente. La Regione dà un parere costruito tramite Arpam, enti locali, Forestale. La procedura ha avuto inizio nell’agosto 2010. Le osservazioni possono essere raccolte anche ora. Poi c’è la procedura di sicurezza relativa alla cosiddetta Legge Seveso (Rapporto preliminare di sicurezza, legge 334/99) è in capo al Ministero dell’Interno, il comitato tecnico è formato da Vigili del Fuoco e funzionari degli enti pubblici”.
Davide Usberti, amministratore delegato Gas Plus Storage, ore 19:05: “L’incontro di stasera non è di rito, vogliamo davvero un dialogo aperto con il territorio, vogliamo spiegare questa iniziativa. Sono qui con i colleghi Gian Maria Viscardi. Mio padre progettava impianti di distribuzione metano, ha lavorato a impianti di L’Aquila e Teramo. Ci sono altri importanti dirigenti in questa assemblea. Non siamo la mega multinazionale, siamo operatori privati quotati in Borsa, specializzati nella filiera del gas metano, iniziative di piccola e media taglia. Siamo una media azienda italiana. Dal 1959 abbiamo concessioni di estrazioni metano. Siamo partner di ENi nella attuale concessione di estrazione metano qui a San Benedetto, conosciamo bene quel giacimento. (mostra slide sugli asset societari, ndr)”.
Ancora Usberti: “Stoccaggio, a cosa serve? È il riutilizzo di un giacimento con la finalità ordinaria legata alla variabile dei consumi, tipicamente concentrati d’inverno. L’Italia ha sempre maggior bisogno di metano, e non può mai mancare. Lo stoccaggio fa da riserva rispetto a situazioni critiche che derivano da carenze nell’importazione, come due anni fa per la crisi fra Ucraina e Russia o l’ultima interruzione nella rete europea Transigas. Poi ci sono le perturbazioni legate alle crisi politiche. Storicamente gli stoccaggi sono ubicati nel nord Italia, perché lì la metanizzazione è stata fatta prima. La costiera medio adriatica ora è metanizzata, ma non ci sono stoccaggi. San Benedetto è stata scelta dal ministero, noi abbiamo presentato la disponibilità tecnica”
Ore 19 e 20 Cinzia Triunfo, responsabile tecnico Gas Plus mostra delle slide: “In Italia gli stoccaggi si fanno solo in giacimenti esauriti o in via di esaurimento, altrove si creano anche delle cavità artificiali. Il giacimento è utile perché non va toccato, è quello che è. Non tutti possono essere convertiti in stoccaggio, solo quelli con caratteristiche tecniche ben precise. Serve che ci sia una roccia di copertura del giacimento che sta a duemila tremila metri di profondità. Il gas si va ad inserire fra le micro fessure di roccia (mostra un pezzo di roccia porosa estratta tramite carotaggi ndr). Poi servono doti particolari di permeabilità. Il ministero dello Sviluppo Economico analizza e verifica quali giacimenti si possono convertire in stoccaggio. Sul giacimento quindi non si fanno operazioni, l’uomo invece realizza più pozzi per iniettare il gas durante le stagioni di basso consumo. Si possono riusare gli stessi pozzi, ma sono passati venti anni ed è meglio farne di nuovi. Si realizza un impianto di trattamento, simile a quelli delle fasi di produzione gas. Serve per pulire il gas che risale dalla profondità, perchè ci possono essere altre sostanze. Qui da voi questo gas si porta dietro delle goccioline di acqua di condensa. Mettiamo poi dei compressori, per prelevare il gas pulito dal metanodotto, lo comprimiamo e lo andiamo ad iniettare nel giacimento. San Benedetto? È stata lei a scegliere noi, l’ha scelta il Ministero. L’attuale centrale di trattamento gas occupa un’area di 15mila metri quadri, con la conversione l’ampliamento verso ovest per i nuovi pozzi sarà di circa diecimila metri quadri”.
Giovanni Spitaleri, Gas Plus Storage, ore 19:39: “Ci sono circa 7000 pozzi del genere in Italia, si attua con torre di perforazione e attorno strutture di cantiere. Si impiega fango ecologicamente compatibile, un tubo di 90 centimetri di diametro isola le prime falde superficiali, poi la discesa e la cementazione di colonne che isolano il foro appena perforato. Si raccolgono e si smaltiscono tutte le acque che interessano la perforazione. La perforazione non è un trapano, non è veloce, va per fasi. Si crea una barriera di sicurezza attorno al tubo che sta dentro al buco. Poi dentro le colonne si inserisce un sistema per far uscire il gas in superficie, con le valvole di sicurezza per intercettare qualsiasi anomalia. La testa del pozzo, in superficie, ha una struttura in acciaio con valvole manuali ed automatiche, che si chiudono velocemente in caso di anomalie”.
Il project manager Davide Licata, ore 19:48 illustra le slide tecniche sui vari impianti.
Ore 19:50, spazio alle richieste del pubblico.
Il presidente della Riserva Sentina, Pietro D’Angelo, chiede di esporre i potenziali effetti sull’ambiente.
Torna al microfono la Gas Plus: “Abbiamo analizzato i vari strumenti di programmazione urbanistica. Gli impatti in fase di perforazione? Abbiamo analizzato atmosfera, ambiente idrico, rumore. Ci saranno emissioni per i cinque motogeneratori, i livelli di emissione sono ampiamente al di sotto della legge 152 del 2006. Ambiente idrico? Non ci saranno scarichi, tutte le acque raccolte e avviate verso centri di trattamento, tramite autobotti. Questa fase è temporanea, le tecniche di perforazione danno la possibilità di controllare la pressione. Impatto acustico? Perforazione sarà 24 ore su24, 60 decibel di livello secondo nostre valutazioni, 70 decibel è il limite, quindi impatto non sarà negativo. Nella fase di esercizio dello stoccaggio, ci sono bassi consumi degli impianti. Emissioni? livelli ampiamente al di sotto dei limiti della legge 152. Ambiente idrico? Le acque venute fuori da impianto di trattamento vengono raccolti in serbatoio a doppia tenuta, le acque oleose vengono raccolte e collegate a un altro serbatoio. Le acque meteoriche avranno una vasca di prima raccolta, le altre collegate ai fossi collettori. Il rumore? Livelli ampiamente al di sotto della normativa, in base alle nostre simulazioni. Nella fase di iniezione, le emissioni sono quasi annullate dalla scelta di compressori a motori elettrici. Risulta attivo solo il pilota di torcia, ma consuma pochissimi metri cubi giornalieri. Per il rumore prevediamo pannelli fonoassorbenti in prossimità dei compressori”
Il pubblico:
Federico Marsili chiede: “Sono un tecnico e abito qui. Perché ci sono due camini se non ci sono emissioni?”.
Piccinini risponde: “Nella fase di immissione ci sono compressioni, si fa con compressori elettrici a emissioni zero. Nella fase di estrazione, il gas trasporta pure acque, si deve fare trattamento termico, si brucia una parte di olio diatermico, quindi servono i camini. L’altro camino è la fiaccola, serve per ragioni di sicurezza. Il progetto è ad ogni modo pubblicato sul sito della Regione Marche”.
Marsili: “Mi aspettavo molto peggio, temevo venissero impiegati i termocompressori. Mi fa piacere che dite di usare i sistemi di compressione elettrici, anche se voglio verificare di cosa si tratta visto che finora non ho sentito parlare di sistemi simili in impianti del genere”.
Rivieraoggi.it domanda come un impianto del genere possa essere compatibile con la presenza di una località turistica, con la Riserva naturale della Sentina, con il rilevato dell’A14, con il deposito di rifiuti chimici La Piattaforma Ecologica.
Andrea Mattioli chiede lumi sui rischi di inquinamento sul fosso collettore e sulle falde acquifere. “Temiamo per la sicurezza relativa ai microorganismi legati a questi cicli di estrazione ed immissione”.
Cita poi il recente incidente in provincia di Cremona, Ripalta Guerina (“testimonianze parlano di nubi altissime dopo un boato”), cita il rischio alluvionale, cita la svalutazione degli immobili e delle attività commerciali.
Il consigliere comunale Luca Vignoli chiede quale potere abbiano gli enti locali in questa procedura. E quale ritorno economico agli enti locali.
Piccinini: “Le Marche sono attraversate dalle linee dei metanodotti. Sotto alle nostre scarpe le abbiamo già. La valutazione ambientale è in corso, bisogna completare l’analisi degli impatti presenti”.

Pino Marucci: “Quanto ci costerà questo impianto?Nei costi comparati ci perderemmo, l’immagine turistica di San Benedetto verrebbe toccata forse irreparabilmente”.

Il sindaco Gaspari: “Vogliamo avere la certezza che la tutela delle persone e dell’ambiente venga garantita. Siamo in una fase del percorso, stasera non si esauriscono le nostre possibilità, il percorso è iniziato nel 1999, a inizio settembre conferenza dei servizi abbiamo chiesto integrazioni. Quando verranno date le risposte, ci saranno altre occasioni di confronto. Contro il territorio non è ipotizzabile raggiungere questo obiettivo, solo se i cittadini lo vogliono il percorso si concluderà. I timori debbono essere fugati, tutti, e per fare questo non servono accelerazioni, ma tempo e analisi. Dobbiamo capire come è possibile la convivenza co un sito di interesse comunitario come la Sentina, con il Parco Marino. E riguardo ai compensi per gli enti locali, non si mercanteggia su qualità della vita, della salute e dell’ambiente. Se ci sono le condizioni, esistono le leggi che dettano il modo delle compensazioni”.
Sisto Bruni (Legambiente): “L’impatto ambientale è inevitabile, siamo preoccupati per il sito alluvionale e vicino ad una Riserva”.
Peppino Giorgini per il Movimento 5 Stelle: “Anche noi come Comune dovremmo fare delle indagini, come sta facendo nella stessa situazione il Comune di Bagnacavallo, dobbiamo fare delle analisi per nostro conto. Ci aspettiamo che la posizione della Regione Marche per questo impianto sia la stessa, negativa, tenuta per il rigassificatore Riviera del Conero”.
Maria Rosa Ferritto: “Chiediamo l’interruzione completa dell’iter fino a quando non si avranno dati certi. Chiediamo studi indipendenti, non di parte”.
Gaspari: “Non conoscevo l’esperienza di Bagnacavallo, qui possiamo replicare e avvalerci dell’Università di Camerino”.
Il consigliere comunale Gianluca Pasqualini, da parte sua, si impegna ufficialmente con il quartiere affinché questa idea dello studio affidato all’Università di Camerino abbia effettivamente seguito.
Piccinini: “Si tratta di dare vita a qualcosa che già esisteva. Il Comune è libero di fare i suoi studi, ma il Ministero dell’Ambiente ha uno staff di studiosi di prim’ordine”.

Usberti, Gas Plus: “Per noi è solo un primo passaggio, a chi ha già idee certe e non vuole ascoltare, non ho cose da dire. Non si possono confrontare rigassificatori in mare con gli stoccaggi come questo. Chiedo di non partire con posizioni aprioristiche. Bagnacavallo ha già autorizzato l’impianto. Questo stoccaggio ha capacità medio piccole, non grosse. Ci sono molti enti che faranno valutazioni, non abbiamo difficoltà a confrontarci. Daremo tutti i riscontri. Dal 1954 esistono questi impianti in Italia. (interviene Marsili e dice “gli altri però non sono così vicini alle case”, ma Usberti lo contesta dicendo che non è così),

Sulla fuoriuscita di Ripalta citata da Mattioli, la Gas Plus dice che quell’impianto ha dimensioni molto maggiori.
La Gas Plus Storage ha accettato la proposta del sindaco Gaspari e dell’assessore Canducci di istituire un punto informativo in via Gronchi, nel quale una volta a settimana personale dell’azienda si rende disponibile ai chiarimenti richiesti dai cittadini.

Un gruppo di cittadini, nel post assemblea, domanda ai giornalisti di approfondire un tema, quello delle condizioni di sicurezza dei tubi dei metanodotti.

Alle ore 21:06 l’assemblea termina.

Copyright © 2017 Riviera Oggi, riproduzione riservata.
(Letto 1.195 volte, 1 oggi)