SAN BENEDETTO DEL TRONTO – “I matrimoni si fanno in due, e già non sono semplici. Figuriamoci quando a “maritarsi” si è in quattro o cinque. Noi, comunque, ci crediamo”. Fabio Urbinati, consigliere comunale del Partito Democratico e componente del direttivo provinciale, risponde al nostro articolo “Piscine e altre catastrofi” e rilancia: “Noi siamo convinti della necessità della Città Grande, ci crediamo e sappiamo che non è evitabile che un coordinamento più stretto tra le città della Riviera delle Palme avvenga. Le Province, purtroppo, non riescono a garantire quelle necessità di coordinamento che invece una associazione comunale potrebbe meglio assolvere”.

E allora perché l’unione dei Comuni, punto forte della campagna elettorale di Giovanni Gaspari nel 2006 e dei primi mesi del suo mandato, non ha sortito effetti? “San Benedetto non può soltanto prendere schiaffi quando le cose vanno male: non spetta solo a noi. Occorrerebbe capire da tutti i Comuni della zona per quale motivo questo processo è rallentato. San Benedetto, Grottammare e Monteprandone oramai sono una unica realtà urbanistica, occorre fare qualcosa”.

Urbinati aggiunge, poi, alcune considerazioni “che ripeterò nel Consiglio Comunale aperto di questa sera”: “Nella nostra azione siamo contrastati da pur legittimi movimenti di cittadini contrari alla megavariante, quando invece in altre situazioni gli stessi cittadini non si sono mossi per nulla (anche se le scelte urbanistiche compiute dagli enti locali sono da parte mia più che condivisibili). Mi chiedo allora se in tutto questo non vi sia soltanto un “”, anziché una reale sensibilità a tutela del territorio. O, peggio ancora, se questa venga sfruttata da altri solo per una opposizione politica alla nostra giunta”.

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