SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Dici Samb e pensi a tanti problemi. A Forlì è arrivata una sconfitta inaspettata per il risultato, addirittura chiuso sul 3-0 alla fine del primo tempo. Una sconfitta che almeno, però, è servita per chiudere definitivamente l’ipotesi di una rimonta al Teramo capolista: 18 punti sono tanti, troppi.

Una sconfitta che è anche un rischioso spartiacque nei rapporti interni alla società: proprio mentre si stanno ridefinendo le cariche societarie (con Bartolomei che resta col suo 30% anche se non potrà più essere vicepresidente per motivi di lavoro), c’è da valutare come impostare il progetto 2011-12, fatto salvo che l’ipotesi play off resta in piedi (breve cronaca: le quinte sono a 33 punti contro i 29 della Samb: e un’eventuale vittoria dei play off del girone significa poi disputare il torneo finale tra le 9 vincenti dei gironi nazionali: insomma, salire di classifica sarà utile quasi più per eventuali ripescaggi che per ambire alla vittoria finale, dove le concorrenti complessive saranno 45…).

Gli errori di Forlì hanno una radice antica, sulla quale i tre allenatori che si sono succeduti sulla panchina rossoblu (Palladini, Giudici e Boccolini) non sono riusciti ad intervenire. Ci disse Giudici all’inizio della sua avventura: “Se avessi iniziato un campionato a San Benedetto, avrei scelto un portiere over e non un under, proprio perché questa è una piazza particolare. Altrove, avrei scelto un under”. Giudici che poi tentennò tra Lima e Chessari, e alla fine non riuscì a salvarsi. Ora è arrivato il giovane Turbacci che però, gettato nella mischia, ha palesato alcune difficoltà – anche ovvie considerata la lunga assenza. Con un altro portiere, forse la Samb avrebbe 8 punti in più. Forse anche di più.

Un errore imputabile a Boccolini, che ha lasciato i più senza particolari spiegazioni, è stato quello di mettere Rulli in panchina per far spazio ad Ogliari nella coppia di centrocampo. Ogliari fu “inventato” centrocampista da Giudici a causa delle ripetute assenze di D’Aniello. Ma addirittura spostare un difensore a centrocampo e mettere un mediano in panchina, nessuno se lo aspettava. Dovrà, a questo punto, essere valutata anche la posizione di Giulio Spadoni, uomo di fiducia di Spina ma oggettivamente sul banco degli imputati.

Anche se occorre dire che tutti i nuovi arrivati sono giocatori di spessore. Forse lo stesso non può dirsi degli under e dei portieri, però.

E infine, c’è la questione Sergio Spina. Il presidente un paio di mesi fa diede ad intendere che la sua avventura in rossoblu sarebbe finita a fine stagione, lasciando però capire che non sarebbe accaduto nulla prima del ritorno tra i professionisti.

Noi consigliamo, ora, di riflettere per bene: il nuovo stadio, il settore giovanile che inizia a dare i suoi primi frutti (la Juniores si comporta bene e Cuccù ne è la testimonianza), e gli errori che possono essere considerati motivi di crescita in un percorso di prospettiva. Occorre seminare per raccogliere, e occorre seminare bene per raccogliere bene.

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