SAN BENEDETTO DEL TRONTO – La vera Megavariante sarebbe un’Unione dei Comuni. O almeno un’Associazione. O almeno un po’ di coordinamento.
Dicono bene tutti: serve una nuova piscina. Quella che abbiamo non è adatta. E’ super-affollata. Non permette di sviluppare turismo sportivo. Ci costa troppo in gestione.

Tutto fila. Lo ripetono Gaspari, e poi Gregori, e poi Canducci.
Quello che sfugge ai più, però, è che San Benedetto ha la stessa popolazione di Ascoli, o quasi, in un quinto del territorio del capoluogo piceno. La metà della popolazione di Ancona, o qualcosa meno, sempre con un quinto del territorio. Attorno ci sono cittadine in costante espansione come Grottammare, Monteprandone, Acquaviva, Cupra Marittima, la stessa Ripatransone e Monsampolo, per non parlare di Martinsicuro. Si fa prima ad andare da Cupra a Martinsicuro che da Posatora a Baraccola, o da Marino a Mozzano.

Che vogliamo dire? D’accordo, lo sapete: ‘sto giornale si sgola da anni per la Grande Città. Logica lo impone. L’attuale sindaco sambenedettese ci fece pure una (efficace) campagna elettorale. Criticammo ironicamente persino l’amministrazione grottammarese perché ad un incontro con l’allora nascente società della Samb Calcio targata Tormenti (roba del settembre 2006) erano presenti amministratori di tutto l’arcipelago Samb tranne che Merli o chi per lui. Tutto, poi, si fermò lì.

Peccato. Perché la Megavariante – intanto che il sindaco Gaspari assicura che arriverà il sì allo svolgimento del referendum, purché il quesito venga riformulato – è una incisione nei 25,31 chilometri quadrati della sua pelle. Una incisione, sia detto chiaramente, che per i favorevoli è una plastica chirurgica atta a rendere più seducente pelli morte; per gli sfavorevoli una amputazione di ancor virginei accessi.

Torniamo all’attacco dell’articolo. Tra il 2006 e il 2011, i cinque anni di mandato Gaspari, per i centomila abitanti della Grande Città (su Wikipedia si fa riferimento ad uno studio urbanistico per il quale l’area metropolitana sambenedettese è di circa 175 mila abitanti, ndr) è accaduto qualcosa, in tema di piscine pubbliche. Da una, si è arrivati a due, mentre la terza è in incubazione. Grottammare, infatti, già da alcune stagioni ha la sua piscina comunale. Monteprandone, che al parto pensava già dal 2007 all’interno dell’accordo di programma relativo alla zona industriale – dunque, non coperto da segreto istruttorio, questa voglia di partorir piscine – è arrivato nel dicembre 2010 alla definizione del tutto, e anche lì sorgerà una nuova piscina comunale.

Un’altra piscina, dunque, è necessaria. Ma ci sarà modo e modo di valutare come, dove e in cambio di cosa.

Crediamo che Gaspari, Gregori e Canducci non possano che darci ragione. No?

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