dal settimanale Riviera Oggi numero 850 del 6 dicembre scorso

MONTEPRANDONE – A Monteprandone l’artigianato è rosa: sono soprattutto le donne a portare avanti l’arte delle tradizioni e delle lavorazioni fatte a mano, come si può capire dando un’occhiata alle principali botteghe del paese. Qui scopriamo mestieri che richiedono professionalità e creatività, oltre a un lungo periodo di apprendistato.
Per conoscere il fenomeno più da vicino abbiamo incontrato alcune artigiane, come Cecilia Cava, giovane decoratrice di mobili di Monteprandone, che ha ereditato dai genitori la passione per la pittura. Dopo la formazione all’Istituto d’Arte di Ascoli e all’Accademia delle Belle Arti di Macerata, Cecilia ha intrapreso l’attività in proprio aprendo sei anni fa “La Foglia d’Acanto” a Centobuchi. Il laboratorio è specializzato nella decorazione, doratura e laccatura di mobili e nel restauro di oggetti in legno.
Il lavoro di Cecilia si adatta su elementi d’arredo sia classici sia moderni, come armadi, pannelli, medaglioni, porte, letti, tavoli e comò. Nella sua bottega i vecchi oggetti in legno rivivono grazie a decorazioni floreali e piani in finto marmo, una tecnica antichissima che si ottiene mescolando alla tempera acqua e colla di origine animale. Tutto è realizzato manualmente, dai colori ai motivi, generalmente d’ispirazione barocca, che vengono prima disegnati su carta e poi ricalcati sul mobile con la tecnica dello spolvero.
Sempre esperta di pittura, ma su ceramica anziché su legno è Aristea Fioravanti, titolare insieme al marito Gianfranco Neve della bottega “Neve ceramiche artistiche e terrecotte”. Ad iniziare l’attività di torniante fu il padre di Gianfranco, Gino Neve, che nel 1978 si trasferì a Centobuchi ampliando la produzione artigianale con quella industriale degli accessori da bagno.
Il laboratorio di Aristea realizza pezzi unici e personalizzati, come anfore, vasi, brocche, bomboniere, quadri, portaombrelli e rivestimenti. I motivi sono di vari tipi, dal floreale al geometrico passando per l’araldico, con una particolare predilezione per l’anticato. La ceramica è lavorata seguendo il procedimento tradizionale: l’argilla viene modellata al tornio, poi il manufatto viene fatto essiccare e cuocere una prima volta al forno. Successivamente viene smaltato, decorato a mano e cotto una seconda volta: solo a questo punto la ceramica ottiene l’effetto lucido, caratteristico del prodotto finito.
Col Centro di Formazione Professionale di Centobuchi scopriamo un altro ambito dell’artigianato femminile, quello della moda e della sartoria. La scuola organizza dei corsi di taglio e cucito, frequentati da diverse ragazze del territorio. Alcune di loro, giovanissime, sognano di diventare stiliste o modelliste, altre seguono i corsi per hobby, o per socializzare con altre donne che condividono una stessa passione.
“Qui sviluppo una creatività che mi aiuta a superare lo stress da ufficio”, ci racconta una delle allieve, Licia Esposto. “Si comincia così, – spiega la maestra Daniela Giobbi – imparando a realizzare una gonna, una giacca e un pantalone, poi se questo lavoro piace dopo tre o quattro anni di pratica si diventa professioniste”.

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