SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Un’offesa a Corrado, al maestro Pregadio, ai telespettatori e allo spirito fondativo della “Corrida”. Il nuovo corso di Flavio Insinna e dei suoi pseudo dilettanti allo sbaraglio è un mega ammasso di fastidioso baccano, romanità esasperata e concorrenti adatti ad una canzone di Cristicchi piuttosto che ad un contesto che in principio prevedeva un’ampia dose di autoironia.

Nel 2002, qualche critico televisivo osò contestare l’operato di Gerry Scotti, che da Corrado riuscì sapientemente ad ereditare lo stile, l’ironia intelligente ed arguta ed il garbo. Chissà cosa penserà oggi, dinanzi ad un continuo schiamazzo asmatico del conduttore, traslato e riesumato dalla fortunata esperienza ad “Affari Tuoi”.

I morti, si sa, non tornano indietro. Rimangono perlopiù nei ricordi di chi li ha amati, ma la memoria andrebbe almeno rispettata. Invece no. Sabato sera è  bastato un misero applauso di circostanza in apertura per liberarsi dei due storici padroni di casa ed avviare il terzo ciclo della popolare trasmissione.

Troppo invadenti, troppo immensi per non essere immediatamente chiusi in un cassetto. Perché da lì in poi lo spettacolo è stato tutto ciò che Corrado avrebbe boicottato e rinnegato. Macchiette impure che ambiscono a quei meri tre minuti di celebrità su Youtube e casi umani da irridere e compatire con battute scontate. La “Corrida”, la vera “Corrida”, era altro. Era l’autenticità dello show, aperto alla gente comune. Era l’innocenza dei partecipanti, sanguigni ed ingenui. Erano le risate, le tante risate, spontanee e mai forzate.

La “Corrida” attuale è al contrario assai vicina ad un qualsivoglia “Show dei Record”, capitanato da Barbara D’Urso.

Non basta rievocare l’amata sigla strombazzante; non basta rispolverare Antonella Elia (obiettivamente la meno peggio della banda); non basta affidarsi a citazioni commemorative (“E non finisce qui” è stato stra-abusato nell’arco di tre ore). Caro Insinna, non basta.

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