SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Elezioni comunali, l’Italia dei Valori vuole dal Partito Democratico un’alleanza per vincere. “Per perdere possiamo benissimo andare da soli”.

I dipietristi si sentono potenti e vogliono spazio e discussione sui programmi. Quali sono? Alla domanda di Rivieraoggi.it la risposta è ancora vaga. Sociale, urbanistica, giovani. Grazie, ma non sono concetti peculiari.

Insomma, ancora indeterminatezza, avranno le idee chiare ma per il momento se le tengono per loro. Megavariante? Eppure qui appaiono segnali di dubbio, distinguo, incrinate certezze. Il “sacerdote dipietrista” di antica obbedienza Dante Merlonghi lo dice sibillino ma non troppo:  “Se ci sono provvedimenti del Comune che in questi ultimi mesi possono mettere in discussione l’alleanza con il Pd, beh discutiamone bene. Il 14 gennaio c’è il Consiglio comunale sulla megavariante, noi ci riuniremo prima, e avremo una posizione ben precisa, ma non è l’unico argomento, tutte le cose decise a fine mandato puzzano, non vale la pena per quei provvedimenti rovinare l’unità del centrosinistra”.

Fra messaggi in codice e richieste più esplicite, i dipietristi chiedono lumi al partito del sindaco Gaspari, il Pd. Aspirano a una coalizione da Sel a Udc, come anzi meglio quella che governa la Regione Marche. Le primarie di coalizione? Per Merlonghi (nuovo responsabile Enti Locali regionali del partito) sono falsate, e saranno fatte troppo in ritardo.

Lo stato maggiore dell’Idv venerdì mattina ha convocato una conferenza stampa per lanciare un messaggio politichese ma grosso al Partito Democratico. Dice il coordinatore provinciale Andrea Cardilli: “Il rapporto con il Pd è ottimo, ma vogliamo insistere sul nostro ruolo, visto che le percentuali da noi prese a San Benedetto alle ultime elezioni regionali sono state ottime, ora chiediamo un maggiore riconoscimento dal Pd”.

L’assessore comunale Eldo Fanini tira fuori gli artigli e chiama alla riscossa: “Vogliamo scuotere, svegliare questo Pd, per fare una coalizione forte e vincente, basata sui programmi. Per questo ci vogliono i tavoli fra le forze politiche, ma che sia il Pd a guidare le danze”.

Non è mancato l’assessore regionale Sandro Donati, nell’Idv dalle ultime regionali (prima era nel Pd). “La nostra idea è una coalizione con l’Udc, come in Regione, con l’entrata di Sinistra Ecologia e Libertà. Ci riteniamo protagonisti del percorso verso questa alleanza, siamo la seconda forza della coalizione, Gaspari è il nostro candidato sindaco naturale. Le primarie di coalizione? Sono un problema loro, non ci interessano, se le facessero noi ci impegneremmo ma non metteremmo un nostro nome”.

Venerdì sera guarda caso c’è una riunione interpartitica di maggioranza, ma è stata “convocata” dai socialisti. Donati storce la bocca. Era il Pd che doveva convocarla, dice l’assessore regionale, quindi sarà interlocutoria.

La consigliera comunale Palma Del Zompo fa appello a chiarezza e serietà, valori che si esplicherebbero così: “Il terzo polo, cosiddetto, si sta muovendo, noiche facciamo? Siamo solo noi e il Pd? Oppure l’arco va da Udc a Sel? Il Pd finora non ha lavorato in questo senso e le cose non si devono decidere all’ultimo momento, ci vuole un’unione di programmi, non un’accozzaglia di partiti, il Pd deve lavorare in questo senso, deve essere più fattivo e più concreto nel tirare le redini di questo lavoro”. E poi una frase bomba, forse la meno politichese della giornata e ne va dato atto alla consigliera: “Non possiamo essere considerati come gli alleati scontati, vogliamo dire la nostra e serve un lavoro del Pd dato che esprime il candidato sindaco naturale”.

Insomma, il povero Pd secondo i dipietristi viene visto come isolato e abbandonato, quasi ripiegato su sè stesso. Alla fine anche Merlonghi vuole ridare una stilettata lampante: “L’ isolamento del Pd in questo momento non ci piace, se ci trovassimo alla fine ad andare al voto solo noi e il Pd ci ripenseremmo. E se non accolgono il nostro appello? Andiamo da soli, se con il Pd si perde allora meglio perdere da soli”.

I democrat sono serviti. Ma la domanda finale è ovvia. Non sarà una “tarantella” per cominciare a chiedere peso maggiore (leggi “poltrone”) nella eventuale giunta prossima ventura?

Tutti negano, tutti specificano. “Altro che poltrone, qui si deve parlare di programmi”.

Per ora sono proprio loro, i programmi, i grandi assenti di questa campagna elettorale.

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