ASCOLI PICENO – Un “caso Pfizer” anche a San Benedetto, nel punto vendita di abbigliamento Oviesse. Lo segnala la segreteria provinciale del sindacato Ugl.
“Le sentenze del 17 dicembre scorso del Tribunale di Ascoli Piceno hanno dichiarato inefficaci i licenziamenti alla Oviesse e intimato all’azienda di San Benedetto del Tronto il reintegro delle 3 lavoratrici nel posto di lavoro e il pagamento a titolo di risarcimento del danno delle retribuzioni globali di fatto maturate dal licenziamento alla reintegrazione ed alle spese processuali”. Riferisce l’Ugl, però, che l’azienda “così come la Pfizer lascia a casa con la retribuzione le lavoratrici, una posizione ideologica contraria ad ogni principio di economia del mercato del lavoro, lesiva della dignità del lavoratore”.

La vicenda, secondo quanto dice la segreteria provinciale Ugl, scaturisce da una procedura di mobilità aperta e subito contestata e non firmata dal sindacato, che non riteneva vi fossero le condizioni per un licenziamento forzato di personale.
Dopo diversi incontri anche in sede istituzionale, l’azienda avrebbe rifiutato ogni proposta di soluzioni alternative al licenziamento delle tre lavoratrici.
Il licenziamento quindi è stato subito impugnato “nella forma e nella sostanza per una riduzione di personale che non trovava per le lavoratrici e per le Organizzazioni Sindacali alcuna giustificazione, né economica né organizzativa”. Secondo l’Ugl, infatti, la Oviesse nello stesso periodo “ha acquisito importanti gruppi del settore abbigliamento come Upim, aveva un bilancio positivo consolidato e assumeva personale a tempo determinato per sopperire paradossalmente a carenze di personale”.

Insomma, le relazioni nel mercato del lavoro stanno indubbiamente cambiando, dal caso Fiat in giù. E il paese e la politica e lo stesso mondo sindacale ne prendono atto con giudizi contrapposti e visioni spesso non conciliabili, fra chi si straccia le vesti per il presunto sfregio ai diritti costituzionali del lavoro e chi invece appoggia l’operato delle grandi aziende, purché investano, a costo di un cambiamento che giudicano “modernizzazione”.
Tornando al Piceno, di fronte a questo caso e al caso della Pfizer, l’Ugl non esita a parlare di “linea Marchionne che non va certo verso una direzione di relazioni sindacali di collaborazione e condivisione; la spinta forte verso una economia non coordinata di mercato e liberalismo sfrenato, mette in serio pericolo l’assetto democratico del nostro territorio e danneggiano attraverso altissimi costi di transazione le stesse aziende autrici di queste decisioni”.

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