Per il nuovo anno l’artista residente a Castorano è stato invitato a partecipare a numerosi Simposi: nel mese di gennaio parteciperà infatti al Simposio Internazionale di Scultura di Assuan in Egitto; a marzo al Simposio internazionale di scultura nei giardini pubblici Doha in Qatar; ad aprile al Simposio Internazionale a Nicosia a Cipro e al Simposio Monumentale in granito organizzato dalla Università di Tsinghua di Pechino in Cina; nel mese di giugno al Simposio Internazionale in Normandia.

Tavanxhiu ha raggiunto infatti una propria consolidata maturità artistica che lo colloca tra i maggiori giovani scultori presenti nel panorama internazionale.

La sua nuova scultura si inserisce nel filone della ricerca che l’artista ha intrapreso da tempo che lo porta ad attingere al patrimonio culturale della sua terra di origine, l’Albania, in cui si sono intrecciate nel corso dei secoli la cultura orientale greco bizantina e quella islamica dando vita a forme artistiche originali. L’opera è ricavata da un blocco di pietra di travertino, alto più di due metri, nelle sue strutture essenziali a forma piramidale, ed evoca gli antichi monoliti eretti dalle civiltà primitive in onore delle loro divinità: gli astri del cielo. In questa opera l’artista non si limita a rivisitare in chiave moderna gli archetipi figurativi di origine arcaica mediterranea (es. i nodi) bensì volge la sua attenzione ai segni, alle figure dei grafemi dell’alfabeto che l’uomo ha elaborato e perfezionato nel tempo. I segni della scrittura vengono riscoperti nei lineamenti maestosi astratto-simbolici, scolpiti nella pietra in dimensioni monumentali ed incastonati tra di loro secondo una antica tecnica artigianale tramandata nel corso dei secoli dalla sapienza degli scalpellini. Nell’opera rileviamo una tensione ed uno slancio verso l’alto, verso il cielo, un impeto, un desiderio di comunicare con gli astri e le stelle. La superficie dell’opera è costituita da una texture che alterna parti ruvide appena sbozzate con violenti colpi di martello e parti finemente levigate e lisce in cui la luce scorre velocemente come un torrente impetuoso che dopo aver superato i tratti più impervi, scivola dolcemente verso il basso. Il nuovo linguaggio plastico di Genti Tavanxhiu è il frutto di una ricerca continua ed innovativa e possiamo definirlo un moderno “non finito” rivolto non solo ai miti ed alle leggende della sua terra ma soprattutto alle forme dei SEGNI intesi come creazione da parte dell’uomo di un sistema di simboli che darà vita alla scrittura cioè la forma più alta ed elaborata per comunicare e trasmettere le conoscenze e le emozioni.

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