SAN BENEDETTO DEL TRONTO – “Mi sono imposto di prendere del tempo per meditare; un sindaco non può dare risposte impulsive”: la premessa di Giovanni Gaspari sulla vicenda della Grande Opera è chiara e non lascia trasparire quello che poi invece avviene. Ovvero un lungo ed intenso sfogo nel quale il primo cittadino non risparmia stoccate all’imprenditore Gino Gasparretti, che in extremis ha proposto al Comune a nome della società ColVerde un appezzamento di terreno di 15 mila metri quadrati situato sulla collina tra la Statale Adriatica e la strada Salaria.

“Perché questo regalo? Lo si fa se si è filantropi e senza chiedere nulla in cambio, mentre Gasparretti ha avuto quasi duemila giorni di tempo per farsi avanti, pensando bene di aspettare la vigilia del consiglio comunale che delibererà sull’area da dare alla Fondazione Carisap”. Una schiacciata ad orologeria secondo Gaspari, che a sua volta avrebbe nella figura di Bruno Gabrielli il suo alzatore perfetto.

Un input (“Ci appelliamo ai privati, ora o mai più”, aveva dichiarato all’unisono il Pdl ventiquattr’ore prima) giunto nella giornata di Santo Stefano ed affatto gradito al numero uno di Viale de Gasperi: “Cosa si son detti l’imprenditore ed il candidato del centrodestra? Quali promesse nascoste ci sono? Il filantropo vero non pubblicizza le proprie intenzioni. L’offerta l’avrebbe dovuta fare alla Fondazione, non in conferenza stampa. Non vorrei che per ripicca si tenti oggi di far saltare il tavolo. E’ grave che il Popolo della Libertà si presti a sposare questa causa. Si tratterebbe – continua Gaspari – di subalternità. Inoltre, all’Organo d’indirizzo della Fondazione chiedo serenità nel momento in cui si dovrà decidere. Con l’odio e la vendetta non si costruisce nulla. Serve gente pacata, priva di risentimento, che operi per il bene del territorio”.

Prove di un clima che, nonostante le festività natalizie, rimane bollente. “A me – prosegue il sindaco – interessa solo il bene della città, ad altri il bene personale. Le idee dell’amministrazione comunale partono dalle esigenze e dai bisogni collettivi”. Peccato però che tutto avvenga all’ultimo respiro, a tre giorni dalla scadenza imposta da Vincenzo Marini Marini. Un disappunto sottolineato pure da Giorgio De Vecchis nel corso della Commissione Urbanistica del 23 dicembre scorso, quando l’esponente finiano riferendosi all’altro progetto in ballo di Via Togliatti contestò “il cambiamento delle carte in tavola a tempo scaduto”.

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