SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Grande Opera, la società immobiliare ColVerde presieduta dal noto costruttore Gino Gasparretti propone al Comune una parte del suo vasto appezzamento di terreno (300mila mq in totale) sulla collina a sud della città, fra la Statale Adriatica e la via Salaria. E, impugnando pareri legali, sostiene che il bando del Comune per la Megavariante sia inattuabile, in particolare per il fatto che verrebbe distorto il principio di libera concorrenza in quanto all’eventuale accordo di programma con il Comune potrebbero aderire solo quei soggetti che possiedono terreni nel “polmone” verde della zona Brancadoro. E non altri. Come appunto la ColVerde. Che per adesso non intende proporre ricorsi legali. L’unica informazione su questo punto è questa frase di Gasparretti: “Se serviranno, si faranno a tempo debito”.

Gasparretti (che è anche consigliere di amministrazione della Fondazione Carisap, oltre che presidente della Banca Picena Truentina) lunedì mattina ha detto di essere rimasto spiazzato dall’uscita sulla stampa locale del Pdl (clicca qui, in sostanza i berlusconiani hanno lanciato un appello ai proprietari terrieri che non hanno partecipato al bando per la megavariante, all’interno del quale c’era anche la richiesta del terreno da “girare” poi alla Fondazione Carisap). “Quelle affermazioni mi fanno sentire agitato, avevo detto più volte che sarei stato pronto, con la società ColVerde di cui sono amministratore, a donare al Comune il terreno su cui la Fondazione potrebbe investire. Si tratta di una opportunità da non perdere, dieci milioni di euro di investimento sono capaci di rimettere in moto l’economia locale, i fornitori, le manodopere. In un momento come questo, è una prospettiva che il territorio non si può permettere di perdere. Inoltre, se come pare Grottammare è sulla buona strada per aggiudicarsi l’investimento della Fondazione, diventa ancora più importante l’ipotesi che questa Grande Opera si faccia a Porto d’Ascoli, in maniera che sia la ValTronto che la Valtesino beneficino di questi apporti”. La Fondazione, infatti, nella sua ultima dichiarazione di intenti ha messo “sul piatto” venti milioni di euro. Potenzialmente verrebbero divisi fra San Benedetto e Grottammare per due distinte Grandi Opere, qualora i due Comuni riuscissero entro fine 2010 a mettere a disposizione due terreni.

Secondo Gasparretti in origine l’area del Ballarin era l’ambito idoneo per un edificio di valenza comprensoriale. “Sono tre anni che si discute, e siamo arrivati all’ultimo giorno e non c’è nessuna soluzione certa. Il Piano B del Comune parla di via Togliatti? L’Opera lì non avrebbe la visibilità che merita. Noi metteremmo una parte dei nostri terreni collinari a mò di investimento per il futuro, per la collettività. Quei terreni in parte sono edificabili, in parte no. Non vogliamo cementificare la collina, l’area che doneremmo si trova sul versante che dà sulla Salaria, in una porzione pianeggiante. Con il sindaco non ne abbiamo mai parlato, la mia uscita di oggi voleva essere una sorpresa, ma la sortita del Pdl ci ha spiazzato. Negli anni scorsi a nostre spese abbiamo chiesto uno studio all’Università di Ancona sui flussi di traffico e sulla fattibilità di una arteria stradale bypass dalla Statale alla Salaria. Non ci hanno mai dato neanche una risposta”.

Della ColVerde sono socie anche la Straferro e la Italferro, due grosse ditte locali che lavorano nel campo delle forniture edili. Appare pacifico che qualora questa donazione del terreno al Comune (e da questi alla Fondazione) andasse in porto, queste realtà aziendali potrebbero trarne giovamento in termini di commesse per i lavori della Grande Opera.

Intanto martedì 28 dicembre il consiglio comunale di San Benedetto dirà la (provvisoria) parola fine sulla vicenda: si formulerà infatti l’offerta ufficiale alla Fondazione Carisap.

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