SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Qual è l’impatto delle rivelazioni di Wikileaks? Per scoprirlo la Cia (Central intelligence agency), l’agenzia di spionaggio per l’estero a servizio degli Stati Uniti d’America, ha messo in campo, il 22 dicembre, una task force con il compito di eseguire un inventario delle informazioni che l’organizzazione di Julian Assange ha pubblicato recentemente e valutarne i contraccolpi.

Una delle più temute conseguenze è la sensazione di inaffidabilità che il Governo Usa rischia di comunicare compromettendo quindi la capacità di reperire indiscrezioni scottanti sul mercato degli informatori. Si sa: non si va a spifferare tutto a chi non sa mantenere i segreti. E la Cia ha inconsapevolmente contribuito in qualche modo a creare tale clima.

Wikileaks ha infatti rivelato qualcosa anche a proposito della agenzia americana, cioè che la Cia si è resa responsabile della richiesta effettuata al Dipartimento di Stato di prendere informazioni “da vicino” su alcuni membri dell’Onu (Organizzazione delle nazioni unite), il presidente Ban Ki-Moon compreso.

Il nome dell’unità speciale è Wikileaks Task Force, abbreviato in Wtf. Il nome ha suscitato qualche perplessità poiché coincide con una sigla del linguaggio che i giovani di lingua inglese utilizzano su Internet. Il significato, “what the fuck!”, esprime un senso di incredulità in modo piuttosto volgare (clicca qui per la traduzione fornita da Google) e proprio per questo, secondo alcuni, poco consono ad un gruppo di agenti segreti che lavorano per il Governo. Ovviamente altri potrebbero giudicarlo un nome appropriato. Divergenze di opinioni.

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