intervista video a cura di Pier Paolo Flammini, per visualizzarla clicca sull’icona rettangolare sulla destra

ROMA – 22 dicembre, una manifestazione pacifica, senza scontri con le forze dell’ordine, finita con la delegazione di studenti accolta dal Presidente Napolitano. Una manifestazione lontano dall’inaccessibile “zona rossa”, ma con un consistente blocco del traffico nelle zone attorno all’università La Sapienza e al cimitero del Verano.

Centinaia di studenti in corteo sulle tangenziali, nelle arterie veloci della città Eterna. La gente che dai palazzi applaude, vecchiette che sfoderano maglioni rossi, automobilisti rassegnati a rimanere imbottigliati che la prendono con filosofia e in alcuni casi sorridono (anche perchè protestare sarebbe stato incauto).

Poche bandiere di partito, quelle più “al centro” erano della Federazione della Sinistra. Rabbia e disillusione, questo traspariva ai nostri occhi. Striscioni e tazebao inneggianti ai concetti propri della protesta contro la Riforma Gelmini, cioè soldi alla ricerca, precariato nelle università e fuori, salvaguardia pubblica del concetto di studio universitario. Slogan contro Berlusconi più che contro la Gelmini, cori contro Alemanno e la recente questione della presunta Parentopoli nelle società Atac e Ama.

Commentatori ben più arguti di noi hanno messo in luce quanto siano invece carenti la “pars costruens” del discorso contestatario, la strategia di rilancio, le proposte per una società migliore e più equa. Magari le hanno chiare le avanguardie, quelle che vanno da Napolitano, ma nella media dei tanti ragazzi che abbiamo visto non abbiamo notato slanci teorici coinvolgenti.

Annichilimento dei cervelli? Gusto della protesta fine a sè stessa? Colpevole abbandono della politica, quella vera, che da almeno venti anni è stata vittima e artefice del famoso “riflusso” nella sfera del privato? Un mix di cause. Di certo ci sono anche i buoni cervelli, e l’intervistato di questo servizio video che vi proponiamo di fianco ne è un esemplare, pur se nei dettagli ha dei punti di vista opinabili. Come tutti i punti di vista, del resto.

AL DI LA’ DELLA RIFORMA Ne sono state fatte tante, troppe forse, di riforme dell’Università, ma gli Atenei non hanno visto risolvere i loro problemi. Le baronìe. Una non efficiente gestione dei costi. La proliferazione di corsi di laurea inutili. E inoltre con l’istituzione del 3+2 secondo molti è stata definitivamente affossata la qualità della preparazione, ancora più idonea oggi a ingrossare le schiere dei disoccupati.

Al di là della Riforma, dicevamo, c’è qualcosa di più essenziale e preoccupante. Questa dei trentenni e forse ancora più dei ventenni di oggi è la generazione del “contro Boom”, la generazione, la prima forse da tanti decenni, che non ha all’orizzonte il benessere, la sicurezza sociale. Davanti agli occhi invece ci sono la crisi, la deindustrializzazione, il sistema fiscale che salassa i lavoratori dipendenti, la mancanza di risposte alle attese di una società imprigrita e imbolsita. Una classe politica sempre più autoreferenziale. I soliti scandali, la solita Italietta del pressappochismo. I teatrini dei media di massa.

Questa è la vera ansia che corrode gli animi, al di là della gioia di facciata, della bellezza dello stare insieme appropriandosi delle strade e delle tangenziali. Una manifestazione non risolve nulla, ma è una spia di un disagio profondo. Da non sottovalutare.

Copyright © 2017 Riviera Oggi, riproduzione riservata.
(Letto 368 volte, 1 oggi)