ASCOLI PICENO – Nessuna emergenza lupi. L’aggressione a San Marco ai danni di alcune pecore non rappresenta niente di nuovo o di particolare perchè causata da una normale specie di lupo appennninico.

Legambiente, attraverso esperti, veterinari e biologi, ha voluto ribadire quanto già affermato nei giorni scorsi per smentire l’ipotesi avanzata dall’allevatore proprietario degli ovini, che aveva parlato di una razza di lupi abnormi (forse importata dall’est), viste le dimensioni dei denti e delle impronte lasciate sulle prede e sul terreno. Ma c’è di più: il lupo non è pericoloso per l’uomo. O meglio lo è meno di molti altri animali che popolano boschi e foreste, primi su tutti i cani rinselvatichiti che, tra l’altro, sono presenti in numero molto maggiore.

“Il lupo teme l’uomo e tende a starne alla larga il più possibile, – afferma il biologo Alessandro Rossetti – Negli ultimi anni c’è stato un leggero aumento nella diffusione perchè nel 1971 sono diventati specie protetta. I cani rinselvatichiti rappresentano, invece, una popolazione molto ampia. In Italia si stimano 1.200 lupi mentre il numero dei cani supera il milione. Nei Sibillini sono presenti quattro o cinque branchi di lupi (è più opportuno parlare di nuclei familiari visto che di solito si tratta di gruppi di non più di cinque, sei), che quindi in totale non superano le 30 unità”.

Per quello che riguarda l’eventuale immissione di razze diverse da quella appenninica, Rossetti non ha dubbi perchè “su 50 mila campioni di Dna prelevati da residui organici soltanto in un caso non si è trattato di Lupo Appenninico”.

Tornando al caso di San Marco, per Enzo Angelini, scrittore e giornalista esperto in materia, quella dell’allevatore Marco Ranelli è stata una dichiarazione “al limite del procurato allarme”.

L’obiettivo potrebbe essere stato il rimborso da chiedere alla Regione, che la legge valuta nella misura del 50% del valore del capo per quello che riguarda cavalli e bovini e del 60% per quanto concerne gli ovini.

Interviene anche il veterinario dell’istituto zooprofilattico di Teramo Daria Di Sabatino: “Gli indennizzi vengono stabiliti sulla base dei nostri referti. Si devono comunque tenere in considerazione le misure di sicurezza adottate, come l’elettrificazione delle reti, la qualità e la presenza dei cani pastore e altri accorgimenti vari”. Per Filippo Tempera dell’Asur “la Regione stanzia fondi per i rimborsi per circa 300 mila euro all’anno. Nell’ultimo anno si sono registrate 18 aggressioni di lupi e 49 di cani”.

In realtà non esistono differenze nei rimborsi tra aggressioni da cane o da lupo. “Va anche detto – spiega Giulio Federici della Coldiretti a parziale giustificazione delle dichiarazioni di Ranelli – che un’ aggressione al proprio bestiame causa un contraccolpo psicologico non indifferente, simile a quello che crea un ladro entrando in casa, e questo può aver indotto l’allevatore a parlare lupi abnormi”.

Per quello che riguarda la grandezza delle tracce lasciate al momento dell’aggressione, invece, la dimensione del foro visibile su un’ovino azzannato (foto), potrebbe essere stata aumentata dal movimento della preda nel tentativo di sottrarsi alla cattura. Le spiegazioni insomma, fanno capire gli esperti, potrebbero essere molte, ma di sicuro non sono quelle avanzate in un primo momento.

Il problema vero e reale per l’agricoltura – afferma infine l’assessore provinciale Giuseppe Mariani, – è rappresentato dai cinghiali. Questi sono presenti in un numero molto maggiore rispetto a quello che può sopportare il nostro territorio e creano danni enormi. Sono necessari interventi importanti a tutela degli agricoltori”.

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