SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Il gas è un business, lo sospettavamo. Ma per gli altri. Nel nostro Paese dove l’energia autoprodotta è scarsa e insufficiente, il fabbisogno viene soddisfatto attraverso l’importazione. Lo leggiamo nel sito del Ministero dello sviluppo economico dove viene pubblicato il bilancio energetico 2008: l’Italia produce ed esporta circa 30 milioni di tonnellate equivalenti di petrolio, ne importa 192 milioni. Venendo al gas naturale: ne produciamo 9 milioni di metri cubi e ne importiamo 77.

I metanodotti che collegano i gasdotti dell’Eni per l’importazione sono principalmente: Tenp e Transitgas (924 e 291 km) per l’importazione dall’Olanda e dalla Norvegia, Tag (1.018 km) per l’importazione dalla Russia, Ttpc e Tmpc (742 e 775 km) per l’importazione dall’Algeria, Greenstream (520 km) per l’importazione dalla Libia. A livello strategico si comprende come occorra accumulare in qualche modo il gas per far fronte sia ad eventuali blocchi di fornitura sia alla maggiore domanda nei periodi invernali.

Nascono quindi i campi di stoccaggio che, fino al 2000, sono sostanzialmente gestiti da due operatori: Stogit spa (del gruppo Eni) e Edison stoccaggio spa. In quell’anno il Governo vara il decreto legislativo 164 (cosiddetto decreto Letta, Enrico Letta, l’allora Ministro dell’industria) che di fatto sancisce la liberalizzazione del mercato del gas stabilendo che sono completamente libere le attività di importazione, trasporto e dispacciamento (in quest’ultima categoria si ricomprende lo stoccaggio), distribuzione e vendita di gas naturale.

In merito allo stoccaggio ecco alcuni punti previsti dalla normativa: l’attività è svolta in regime di concessione, di durata non superiore a venti anni, rilasciata dal Ministero dello Sviluppo Economico; lo stoccaggio strategico è posto a carico dei soggetti che importano gas naturale dai Paesi non appartenenti all’Unione europea; lo stoccaggio di modulazione, il servizio finalizzato a soddisfare la modulazione dell’andamento giornaliero, stagionale e di punta dei consumi, è posto a carico degli esercenti l’attività di vendita.

A seguito della liberalizzazione quindi, il gruppo italiano Gas plus spa ha ritenuto di poter aggredire il mercato dello stoccaggio grazie ad un accordo con il colosso russo Gazprom.

Ad oggi diversi risultano i progetti di stoccaggio in corso. Riportiamo un elenco con il collegamento web alla valutazione di impatto ambientale presso il Ministero dell’ambiente: Guglionesi – Montecilfone – Montenero di Bisaccia – Palata in provincia di Campobasso (Gas plus italiana spa), Bordolano in provincia di Cremona (Stogit spa), Ferrandina – Pisticci – Salandra in provincia di Matera (Geogastock spa), Cornegliano Laudense in provincia di Lodi (Ital gas storage srl), Camposanto – Crevalcore – San Felice sul Panaro nelle province di Bologna e Modena (Erg Rivara storage srl), Monteprandone – San Benedetto del Tronto in provincia di Ascoli Piceno (Gas plus storage srl). Per quest’ultimo progetto ecco il collegamento (attenzione, archivio compresso di circa 89 megabyte) a tutta la documentazione agli atti della Regione Marche circa la valutazione di impatto ambientale.

Nel 2004 viene pubblicata la legge n. 239 in materia di “Riordino del settore energetico” che prevede le cosiddette misure di compensazione: “Le regioni e gli enti locali territorialmente interessati dalla localizzazione di nuove infrastrutture energetiche ovvero dal potenziamento o trasformazione di infrastrutture esistenti hanno diritto di stipulare accordi con i soggetti proponenti che individuino misure di compensazione e riequilibrio ambientale, coerenti con gli obiettivi generali di politica energetica nazionale”. Di tale opportunità si sono avvalsi ad esempio l’amministrazione provinciale di Cremona e il Comune di Bordolano per l’impianto appena citato, con una richiesta a Stogit spa di una somma pari a 2 milioni e 800mila euro.

Tra gli stoccaggi già attivi segnaliamo, per vicinanza con il territorio piceno, quello di Cellino Attanasio in provincia di Teramo operativo dal 1984 (Edison stoccaggio). In questa concessione sono stati perforati 44 pozzi dei quali 11 ancora in produzione e 4 adibiti allo stoccaggio. Riportiamo in allegato all’articolo il documento di Dichiarazione ambientale 2006 e 2007, dai quali si possono estrarre utilissime informazioni circa l’impatto ambientale della centrale come: smaltimento delle acque di strato, eliminazione sostanze lesive per la fascia di ozono, impatto sul territorio in situazioni di emergenza, rilevamento del rumore presso le abitazioni, immissione di anidride carbonica in atmosfera ecc.

Recentemente (la notizia è dello scorso 2 settembre) il Ministero per lo sviluppo economico, dopo la pubblicazione del decreto legislativo n. 130 del 13 agosto 2010 nell’ambito delle “Misure per la maggiore concorrenzialità nel mercato del gas naturale“, ha ricevuto da parte di Eni spa un piano per “la realizzazione di oltre 4 miliardi di metri cubi di stoccaggi incrementali – che vanno ad aggiungersi ai circa 14 miliardi di metri cubi oggi disponibili per il sistema gas – attraverso dieci progetti, a cui potranno partecipare, quali investitori, i clienti industriali, le piccole e medie imprese e i clienti termoelettrici”.

Dunque il decreto, da una parte riduce il peso dell’operatore dominante e dall’altra interviene per incrementare le infrastrutture di stoccaggio necessarie a favorire una maggiore efficienza del mercato, imponendo un obbligo di realizzazione di tali infrastrutture in capo allo stesso operatore dominante (Eni spa). In ultima analisi ne traggono vantaggio i grandi consumatori di gas come clienti industriali o aggregazioni di piccole e medie imprese. Questi ultimi soggetti  possono partecipare in qualità di investitori alla realizzazione dei nuovi impianti di stoccaggio, godendo quindi dei benefici derivanti da tali infrastrutture, alle condizioni stabilite dall’Autorità per l’energia.

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