SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Due cose mi frullano questa mattina per la testa, entrambe di stretta attualità. Una mi rallegra, l’altra mi rattrista.

Uomo dell’anno. A sentire le motivazioni del titolo assegnato dalla rivista statunitense Time a Mark Zuckerberg (co-fondatore e amministratore delegato di Facebook) come uomo dell’anno 2010 quasi mi viene da piangere per la gioia. Eccole: “Per aver connesso più di mezzo miliardo di persone ed aver realizzato una mappa delle loro relazioni sociali; per aver creato un nuovo sistema per lo scambio di informazioni; e per aver cambiato il modo in cui tutti noi viviamo le nostre vite (purtroppo quest’ultimo suo impegno è ancora in itinere Ndd)”. Questo invece il senso “casareccio” del premio, come hanno riferito i telegiornali di tutto il mondo: è l’uomo che ha, come principali stimoli della sua esistenza, la lottà all’opacità e la rivoluzione pacifica. Non per niente il suo maggiore antagonista (che non ha vinto perché mal visto dall’America, recitano le cronache) era Julian Assange, l’australiano che nei giorni scorsi ha reso trasparenti segreti di palazzo che una “rivelazione pacifica” mirerebbe ad eliminare. Le vicende e le decisioni delle pubbliche amministrazioni (segreti militari a parte anche se la parola militari la toglierei dai vocabolari), infatti, devono essere trasparenti in tempo reale proprio perchè lo dice la parola stessa: “vicende pubbliche”. Mi viene da piangere dalla gioia perché su queste pagine, o a voce, trasparenza e rivoluzione pacifica sono le parole più usate nei miei disappunti. Dico queste cose da alcuni anni e a qualche mio interlocutore vien da ridere ritenendole utopie. Utopie oggi “campioni del mondo”.

Gas nel sottosuolo. C’è chi dice (la stragrande maggioranza) che il deposito di gas sotto il nostro territorio non è pericoloso e che è la sua destinazione naturale, una minoranza, invece, ha forti dubbi e preferirebbe che fossero altre località ad ospitare il metano. Ci sta, ma a me fa rabbia una sola cosa: questa decisione, unita a quella (vera o presunta ma sicuramente pensata) della centrale nucleare in zona Sentina, sentenzia la “morte” ufficiosa di San Benedetto del Tronto come città turistica per eccellenza. Fino ad un decennio fa (o poco più) eravamo meno importanti, tra le località turistiche di massa, soltanto di Rimini e Viareggio. Leggete all’occorrenza i nomi delle altre “candidate” e traete voi le conclusioni. Probabilmente nella mentalità generale oggi San Benedetto del Tronto è sprofondata molto in basso (sottoterra mi verrebbe da dire) nel suo valore turistico, altrimenti una cosa del genere non doveva nemmeno essere pensata dai fautori della lista. E’ vero, il tempo passa, le cose cambiano, ma a me, che ho vissuto i tempi “antichi”, questa sensazione crea dolore oltre ad un insopportabile disturbo.

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