Fiducia a Berlusconi. Anche questa telenovela è finita senza vinti né vincitori. Avrebbe vinto Berlusconi ma su chi? Non su Bersani, Di Pietro e compagni ma su chi gli ha permesso di stravincere le elezioni. Quel Gianfranco Fini che forse si è montato la testa.

Quel “condottiero” (ex Msi, An, Pdl) che vendette l’intera destra a Berlusconi per pura ambizione e un complesso di inferiorità che faceva bene ad avere. Improvvisamente poi ha ritenuto necessario fare un altro gradino. Perché? I motivi sono due, altri non ne vedo. Il primo, quello ufficiale, è che dopo dieci annidi convivenza si è accorto che Silvio non mantiene i programmi o meglio i proclami che però avevano concordato insieme. Io non ci credo, è troppo semplicistico e lo ritengo sproporzionato al rischio che avrebbe corso staccandosi dal premier. Il rischio di scomparire dalla scena politica nazionale. Per uno che, nella sua carriera politica, ha sempre colto il momento giusto per “crescere”, mi sembra un atto troppo coraggioso e al buio.

Molto più credibile un secondo motivo che nasce il giorno prima delle possibili confessioni spaccatutto del “pentito” Spatuzza. In quei giorni correva la seria voce che da lì a poco la storia di Silvio Berlusconi sarebbe diventata molto più trasparente. Trasparente è chiaramente un eufemismo. Considerato che l’attuale presidente della Camera dei deputati doveva (dovrebbe) conoscere meglio di tutti noi se certi voci di corridoio (Spatuzza che spiffera tutto…) erano realistiche o no, il suo pensiero andò alla frase biblica “Muoia Sansone con tutti i filistei“.

Per non fare la fine dei filistei e sperare che quello sarebbe stato il varco giusto per “crescere” ancora, pronunciò parole che lo allontanavano dal premier; come si suol dire, iniziò a prendere le distanze. Poi le cose (Spatuzza tacet) andarono diversamente ma ormai il grande passo era stato fatto. Era diventato vittima per la prima volta del proprio gesto coraggioso (opportunistico!) e doveva per forza andare avanti.

La puntata odierna (sfiducia fallita) con Pdl e Lega, che vogliono le sue dimissioni da presidente della Camera, lo sta mettendo in difficoltà. Che farà? Per uno abituato a giocare sugli avversari (dei quali prima era la spalla: Almirante e Berlusconi) non sarà facile ora trovare una soluzione che non blocchi la sua “crescita”. E, si sa, in discesa si va più veloce anche senza pedalare.

Io gli consiglio di insistere sul secondo motivo (leggi Spatuzza), sia perché è più credibile anche per me, sia perché quella “mossa” è ora diventata speranza, l’unica in grado di risollevare la sua figura. Gli suggerisco però, se la mia interpretazione è giusta, di uscire allo scoperto come ha fatto Di Pietro oggi (accuse pesantissime a Berlusconi) e non continuare a restare con i piedi su più staffe, se vuole aumentare le chance di rimanere a galla.

Ne approfitto per un pensiero ai finiani locali (per esempio Giorgio De Vecchis e Benito Rossi) che si videro trascinare da Fini alla corte di Berlusconi che loro però rinnegarono molto prima di lui. Si può dire che non sono stati i nostri due concittadini a scegliere di nuovo Fini ma l’inverso. Un nuovo problema nascerà se l’ex vice premier decidesse di fare passi indietro e tornare tra le braccia del signore di Arcore.

Copyright © 2017 Riviera Oggi, riproduzione riservata.
(Letto 423 volte, 1 oggi)