ASCOLI PICENO – Pubblichiamo la lettera, pervenuta in redazione, scritta dalla mano del consigliere comunale Walter Barboni

Martedì 7 dicembre. Luogo: ospedale Mazzoni, centro prenotazioni. Quattro gli sportelli ma solo tre operativi a fronte di un gran numero di utenti. Il display, che dovrebbe indicare il turno, è guasto e i numeri che vi appaiono sono assolutamente a caso. Cresce il nervosismo degli utenti. Ma nervosismo è un termine improprio. Educato ma assolutamente improprio. Alcuni degli utenti hanno atteso dalle ore 9.50 alle ore 12.40. Altri, più fortunati, dalle ore 9.20 alle ore 11.20. Ma c’è stato anche chi dopo due ore e mezzo di attesa, giunto stremato allo sportello ha dovuto aspettare altri quaranta minuti perché il computer faceva le bizze.

Martedì 7 dicembre. Un giorno sfortunato? Macché. Computer “infortunati” o meno, sportelli chiusi o meno, il sistema sanità marchigiano fa acqua da tutte le parti. Ha un bel dire il governatore Spacca che ora tutto va bene, che i problemi sono stati risolti e che la Regione Marche chiederà i danni a quanti hanno gettato nel caos il Centro Unico di Prenotazione. Il Cup Marche non funziona così come il sistema sanitario regionale. Dietro quegli sportelli, operatori che con efficienza e tanta cortesia reggevano e reggono l’urto degli inferociti utenti. A loro la nostra piena solidarietà umana e professionale ma la sanità non può reggersi solo sulla buona volontà degli operatori che fanno argine alla incapacità di chi dovrebbe assicurare efficienza al sistema. Forse il governatore della regione Gian Mario Spacca vive in un altro pianeta o utilizza strutture sanitarie private ma tutti quei marchigiani e ascolani in particolari che devono ricorrere a prestazioni sanitarie sanno benissimo che cos’ è il pianeta sanità oggi.

File interminabili, liste di attesa infinite e chi ha bisogno, subito, di un esame che può cambiare la vita, costretti a rivolgersi alle strutture private. Ascoli e il suo territorio, poi, abbandonata praticamente da sempre, senza più voce per urlare la propria disperazione, la propria rabbia, il proprio malessere rispetto ad una situazione assurda. Direttori che vanno e vengono. Più vanno che vengono. Carenza cronica di personale. E alle carenze locali si aggiungono ora e macroscopiche disfunzioni del sistema a livello regionale. Ma nessuno paga.

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