SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Mai sentito parlare di Bittorrent? Gli aficionados sanno già di cosa sto parlando: una tecnologia cosiddetta peer to peer (P2p), cioè alla pari (letteralmente da pari a pari) che permette di scambiare e condividere file in modo semplice e soprattutto veloce su Internet.

Tribler, progetto nato in seno all’Università di tecnologia a Delft nel Regno dei Paesi Bassi, è uno dei tanti programmi per utilizzare questa rete di condivisione, ma l’unico, nella versione 5.3.2 rilasciata lo scorso 8 dicembre, in grado di lavorare in modo decentralizzato con meccanismi per eliminare lo spam o i contenuti infetti (un precedente nell’ambito della decentralizzazione è rappresentato da Kademlia). Capiamo cosa significa e facciamo un po’ di storia.

Chi non ricorda Napster, il programma per condividere la musica, o Edonkey con lo strumento Emule per la condivisione di software in genere? Hanno spopolato, ma si sono succeduti rapidamente nelle funzionalità e nelle abitudini dei navigatori… ehm scaricatori.

Poi è arrivato Bittorrent, un protocollo che oggi viene utilizzato da milioni di utenti e che porta alcune novità da un punto di vista tecnico rispetto ai predecessori: prima fra tutte, a beneficio degli utilizzatori, la velocità.

Tuttavia, uno dei punti deboli di tutti i software finora in circolazione, per la tipologia peer to peer, è rappresentato dalla necessità di dover contare su un server centrale, cosiddetto tracker, una sorta di elenco laddove ciascuno può cercare, ed eventualmente trovare, il software desiderato. In altre parole il motore di ricerca dei file che gli utenti condividono.

Ora, si può immaginare che talvolta a qualcuno possa capitare di non onorare il diritto d’autore, cioè possa capitare di condividere illegalmente del software. Ad oggi quelli che ci hanno rimesso sono stati appunto i tracker con grande eco risuonata su tutti i giornali. Clamorosi i casi di Supernova, chiuso spontaneamente nel 2004 a seguito di controversie giudiziarie promosse dalla Riaa (Associazione americana dell’industria discografica), e il caso di The pirate bay più volte bloccato e oscurato negli ultimi due anni per ordine di diversi tribunali su iniziativa della Ifpi (Federazione internazionale dell’industria fonografica).

La principale novità introdotta dunque dalla ultima versione di Tribler è la capacità di funzionare senza appoggiarsi ad un server centrale. L’utente vede una barra di ricerca nella schermata del programma che però va a pescare i risultati direttamente dai pari connessi al network. Altro aspetto inedito da evidenziare è il sistema di reputazione che serve ad eliminare spam e contenuti malevoli: si basa su canali generati dagli utenti, ciascuno dei quali può contenere centinaia di migliaia di programmi. Essi possono così marcare come preferite determinate risorse che scaleranno i primi posti della classifica del software scaricato a scapito di quello contenente spam o virus. Una specie di selezione naturale.

Dichiara Johan Pouwelse, capo progetto Tribler: “Ventidue scienziati lavorano a tempo pieno alla ricerca sul P2p presso l’Università di tecnologia a Delft. Gran parte degli algoritmi e del codice open source che scriviamo entra in Tribler. Qualcosa come altre sei università o organizzazioni contribuiscono in modo regolare a scrivere il software. È di gran lunga l’apporto scientifico più imponente al peer to peer che ci sia in giro.”

Tribler 5.3.2 è disponibile per piattaforma Windows (quasi 34 megabyte di codice). Entro la fine del 2010 anche per Linux e Mac.

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