ASCOLI PICENO – “Il verbale del servizio veterinario dell’Asur 13 di Ascoli Piceno afferma chiaramente come l’attacco al gregge avvenuto a Colle San Marco sia da addebitare a un branco di lupi, e questo è l’unico documento ufficiale che esista sulla faccenda”. E’ perentoria e lapidaria la risposta della Coldiretti Ascoli Fermo alle affermazioni dello scrittore e giornalista Enzo Angelini di Legambiente, che aveva smentito qualsiasi ipotesi che il gregge ucciso a San Marco fosse stato attaccato da un branco di “lupi abnormi”. Sulla vicenda Angelini aveva parlato di “bufala della disinformazione”, sostenendo che gli esemplari rei di aver attaccato le pecore fossero non di specie provenienti dall’Est Europa, ma della “comune razza di lupi appenninici” o addirittura semplicemente cani selvatici.

“Le vere bufale – è la risposta della Coldiretti – sono quelle messe in giro da sedicenti “esperti” che non hanno effettuato alcun sopralluogo sul posto ma si permettono di mettere in dubbio la professionalità altrui e arrivano a dire che, alla fine dei conti, la colpa di tutto è dei pastori che si permettono di dormire  a casa e non nelle campagne”.

A sostegno delle proprie affermazioni l’associazione fornisce il referto del veterinario della Asur, che in seguito all’esame degli esemplari uccisi ha stabilito come la responsabilità sia da attribuire ai lupi.

“E se sono lupi – ribatte il diretto interessato, Marco Ranelli, l’allevatore ascolano e presidente di zona della Coldiretti – sono di dimensioni abnormi come dimostrano le foto delle ferite inferte. La stessa tecnica dell’attacco, cioè uccidere le pecore sgozzandole, è una loro prerogativa. I cani randagi agiscono azzannandole da dietro e dilaniando loro la pancia”. Ranelli infine considera come “un vero e proprio atto di diffamazione nei confronti della professionalità delle persone coinvolte” il sospetto avanzato da Legambiente secondo cui l’attacco sarebbe stato finalizzato ad ottenere un risarcimento di circa 80 euro a pecora. “La cifra – conclude la Coldiretti – non copre che una minima parte del danno e l’ipotesi è un segnale di scarsa conoscenza della materia. I risarcimenti stessi vengono erogati anche nel caso le pecore vengano uccise da cani selvatici, come previsto dall’articolo 1 della legge 17/95”.

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